ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Le reazioni dopo il raid a Naftogaz

Lettura in corso:

Le reazioni dopo il raid a Naftogaz

Dimensioni di testo Aa Aa

Questa volta è tra Kiev e Kiev: da Mosca non giungono commenti al raid dei servizi di sicurezza ucraini nella sede della Naftogaz, dove è stato tra l’altro sequestrato il contratto siglato di recente con la russa Gazprom, l’atto, cioè, che aveva messo fine alla disputa del gas tra Russia ed Ucraina, ed aveva consentito di riaprire i rubinetti anche verso l’Europa.

Un accordo voluto dalla premier Iulia Timoshenko, e definito “una sconfitta” dal presidente Viktor Yushchenko, da cui dipendono i servizi di sicurezza. La Naftogaz dovrebbe completare in questi giorni il pagamento degli arretrati a Gazprom: manca un quinto del dovuto. In assenza del versamento, tutto potrebbe saltare, e una nuova crisi del gas potrebbe coinvolgere anche le forniture verso l’Europa occidentale. Il presidente Yushchenko ieri ha sollineato l’incertezza dei pagamenti, in apparente polemica con la premier Timoshenko, che si trovava a Parigi, a colloquio con il presidente francese Sarkozy. “L’Ucraina – ha detto dal canto suo una rassicurante Yulia Timoshenko – ha firmato con la Russia un accordo che ha una struttura ben precisa, e quindi non ci saranno nuove crisi del gas, l’Ucraina sarà sempre un partner affidabile per le forniture di gas all’Europa” Yushchenko e Timoshenko, due ex alleati nella rivoluzione arancione, saranno rivali alle presidenziali del prossimo anno. La sfida del gas è politica ma anche legata a posizioni di controllo: il raid dei servizi di sicurezza nella sede della Naftogaz è legato agli oltre 6 miliardi di metri cubi di gas che Timoshenko ha affidato a Naftogaz togliendoli ad un’azienda apparentemente collegata a Yushchenko. Un legame che però il presidente smentisce.