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Nessuna soluzione in vista sulla questione delle colonie israeliane

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Nessuna soluzione in vista sulla questione delle colonie israeliane

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Le colonie ebraiche sono illegali per il diritto internazionale, perché violano la Convenzione di Ginevra. Occupano il 40 per cento della Cisgiordania e saranno raddoppiate secondo Peace Now.

“Nei progetti del Ministero dell’Edilizia israeliano sono previste 73mila nuove unità abitative”, ha detto il direttore di Peace Now Hagit Ofran. “Se questi piani saranno attuati renderanno irrealizzabile la soluzione di due Stati e qualsiasi soluzione al conflitto”. In assenza di un accordo di pace definitivo, gli accordi esistenti, in particolare quello di Oslo, prevedono il blocco totale degli insediamenti. Ma nei fatti in oltre vent’anni non si è smesso di costruire. Il 75 per cento degli insediamenti sono stati costruiti senza permesso secondo un rapporto commissionato dall’ex ministro della Difesa Mofaz e che quello attuale, Barak, si è rifiutato di pubblicare. Nel 2005 Netanyahu, allora ministro delle Finanze di Ariel Sharon, lasciò il governo per protestare contro il ritiro da Gaza e lo smantellamento delle colonie e avvertì che un giorno i razzi kassam avrebbero raggiunto Ashdod e Ashkelon. Oggi si dice ancora contrario allo smantellamento forzato delle colonie selvagge. Continuerà a sostenerlo di fronte all’alleato statunitense che chiede il rispetto della Road map? Tutto dipende dai partner di governo e dalla probabile alleanza con l’estrema destra. “Il governo Netanyahu dovrebbe capire che agli ebrei deve essere garantito il diritto di vivere ovunque nella loro terra natale, la terra di Israele”, ha detto Arieh Eldad, parlamentare israeliano di estrema destra. “I palestinesi dovrebbero avere uno Stato che hanno già: la Giordania. Non hanno bisogno di due Stati”.