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Gaza, la difficile ricostruzione di un territorio sotto assedio

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Gaza, la difficile ricostruzione di un territorio sotto assedio

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La vita a Gaza: era difficile prima, lo è ancora di più ora. 66 mila persone, calcola un’organizzatione non governativa, dopo l’offensiva israeliana piombo fuso vivono disolcate a casa di parenti e amici o bivaccano sotto un tetto di fortuna, tra le macerie.

“Parlano, parlano, dice questa donna, ma guardateci, a loro non importa nulla di noi. I nostri bambini si ammalano per il freddo, la notte scorsa le tende si sono allagate per la pioggia, e i bambini si sono ammalati”. Cibo, acqua, carburante, medicine. Ma anche strade, infrastrutture, scuole, macchinari. Manca tutto a Gaza. Ogni cosa che deve valicare la frontiera, è una procedura infinita. Con le autorità israeliane prima, con quelle palestinesi poi. Il consiglio economico palestinese per lo sviluppo e la ricostruzione stima i danni a 1.54 miliardi di euro. Le case distrutte sono 5000, quelle danneggiate circa 20 mila e solo per la ricostruzione delle abitazioni si spenderanno 370 milioni di euro. Gli ostacoli più difficili da sormontare si pongono per i materiali da costruzione. Israele teme che possano servire ad Hamas per costruire rampe di lancio per missili, bunker, e armi. Le forniture passano con il contagocce. Ogni tondino, ogni ponteggio,ogni tubo viene schedato e diretto a un sito preciso. I residenti sono costretti a fare provviste sul mercato nero. “Un sacco di cemento è passato da 30 sheckels a 250, dice quest’uomo, il ferro che usiamo è tutto riciclato merchè non entra niente, non c‘è un solo valico di frontiera che lasci passsare il materiale”. Ma anche gli aiuti più urgenti, come il cibo, si ammassa alla frontiera e non riesce ad arrivare là dove c‘è estremo bisogno. L’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi si scontra con un muro di gomma. Dice un responsabile dell’UNWA: “Oggi è più urgente che mai trovare una soluzione e far aprire questi check points per far entrare i materiali. Ma devo dire chiaro e tondo che oggi come oggi non riusciamo a far passare neppure il cibo e le medicine che sono stati donati”. Se Israele tiene la striscia sotto assedio, non aiuta il fatto che per ora i pochi aiuti che arrivano debbano passare, perché è l’unica autorità nella striscia, nelle mani di Hamas.