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Attesa in Iraq dopo l'annuncio di Barack Obama sul ritiro delle truppe

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Attesa in Iraq dopo l'annuncio di Barack Obama sul ritiro delle truppe

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Tra soddisfazione e speranza, in Iraq, la reazione all’annuncio del presidente suatunitense sulla fine dell’occupazione entro il 2011. Per molti cittadini della capitale si tratta dell’inizio di un percorso verso l’autoderminazione.

“Gli iracheni ora si sentono sollevati, il paese va verso la totale indipendenza”, dice il poeta e giornalista Adnan al-Fahdli. “Dal punto di vista militare”, aggiunge Ali Kadhum, originario di Bassora, “gli Stati Uniti possono decidere di ritirarsi; una cosa che gli serve anche sul piano interno. Ma questa è anche la prova del loro fallimento”. Prima del ritiro completo delle truppe, tuttavia, la presenza militare nel paese segnerà nuovi picchi, considerate le scadenze elettorali previste entro quest’anno. Il piano del capo della Casa Bianca prevede la fine delle operazioni belliche entro l’agosto 2010, e il mantenimento, dopo questa data, di 50.000 unità. Un calendario criticato da alcuni settori del partito demcoratico, i quali temono che gli iracheni possano continuare a vedere i militari statunitensi come occupanti. “Ci saranno ancora pericoli nei mesi a venire”, aveva detto Obama parlando in una base della Carolina del Nord. “Ma stiamo lasciando l’Iraq ai suoi cittadini, e abbiamo cominciato il lavoro di mettere fine a questa guerra”. Secondo gli obiettivi della amminsitrazione statunitense, le truppe che potranno lasciare l’Iraq saranno in gran parte ridispiegate nel conflitto in Afghanistan.