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Milutinovic, l' "uomo di paglia"

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Milutinovic, l' "uomo di paglia"

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Milan Milutinovic viene eletto presidente della Serbia nel 1997, come candidato del Partito Socialista, quello di Slobodan Milosevic. Ricoprendo tale carica, Milutinovic diventa automaticamente membro del Consiglio supremo di difesa della Repubblica federale di Yugoslavia. E’ quindi coinvolto nelle decisioni riguardanti l’impiego delle forze armate.

Come presidente della Serbia, Milutinovic gode di larghi poteri, ma viene considerato come una sorta di prestanome di Milosevic all’epoca presidente della Yugoslavia. Laureato in legge, ex ambasciatore, poi ministro degli esteri nel ’95 durante i negoziati di Dayton, Milan Milutinovic è un uomo di Stato. Nel ’99 partecipa ai negoziati di Rambouillet, dove il Gruppo di contatto tenta invano di far accettare a Belgrado una larga autonomia per il Kosovo. Un anno dopo i combattimenti tra le forze serbe e gli indipendentisti albanesi nella provincia serba rischiano di infiammare nuovamente tutta la regione. Falliti i tentativi di un accordo, la repressione serba si abbatte sul Kosovo. Nelle settimane che seguono, circa 800mila kosovari di etnia albanese vengono espulsi dalla provincia. Immagini che ricordano quelle dell’epurazione etnica in Bosnia e in Croazia. Milan Milutinovic viene accusato di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità nel maggio ’99, durante la guerra nel Kosovo. Protetto dall’immunità presidenziale resta al potere fino alla fine del 2002. A gennaio 2003 si consegna alle autorità serbe per comparire davanti al tribunale penale internazionale per l’ex Yugoslavia.