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Guantanamo, l'accoglienza dei detenuti divide i paesi europei

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Guantanamo, l'accoglienza dei detenuti divide i paesi europei

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Accogliere o meno i detenuti di Guantanamo, la domanda in Europa continua a dividere. Da una parte i possibilisti, come l’Italia, la Francia, la Germania e il Portogallo. Dall’altra i contrari, vedi Polonia, Austria e Danimarca.

Divergenze che fanno dire alla presidenza ceca dell’Unione che sarà una scelta esclusiva di ogni paese. E che comunque nessuna decisione sarà presa prima della prossima visita a Washington del commissario europeo alla giustizia, Jacques Barrot, il 16 e 17 marzo. Pur con tutte le riserve, l’Unione si prepara quindi a raccogliere l’invito della nuova amministrazione americana: ma spetta agli Stati Uniti dire se chi è oggi a Guantanamo non sia più pericoloso e, in questo caso, perché non possa essere accolto in America. “Ora gli Stati Uniti ci chiedono di cooperare e pensiamo di dover fornire questa cooperazione. Il tema è molto complesso e pertanto va studiato con attenzione dal punto di vista giuridico. In conclusione, sarebbe bene che l’Europa avesse una posizione comune, ma con flessibilità”. Nel corso della riunione dei ministri dell’interno europei che ha avuto luogo a Bruxelles, è stata avanzata anche l’ipotesi di imporre restrizioni alla libertà di movimento degli ex ospiti di Guantanamo durante la loro permanenza nell’Unione. In particolare nei paesi che aderiscono allo spazio Schengen. Le associazioni per la difesa dei diritti umani chiedono all’Europa di accogliere almeno una sessantina di detenuti che rischierebbero di essere torturati, se rinviati nei loro paesi di origine.