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Klaus accusa l'Europa di deficit democratico

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Klaus accusa l'Europa di deficit democratico

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Un intervento che resterà nella storia. Il presidente ceco Vaclav Klaus ha scosso le fondamenta delle istituzioni europee con il suo discorso al Parlamento di Bruxelles.

C‘è chi lo ha ascoltato voltandogli le spalle, chi lo ha fischiato, chi si è alzato e ha abbandonato l’aula. Ha raccolto anche applausi: ironici da parte di chi lo giudica un pericolo per l’Europa, convinti da parte di chi il pericolo lo vede nell’Europa. La Presidenza di turno dell’Unione non ha impedito a Klaus di dire come la pensi veramente. “Non esiste un popolo europeo e dato che non esiste non ha nessun senso rafforzare il ruolo del Parlamento europeo” Uno sfregio all’istituzione che lo ospitava, imprevisto nonostante la fama di euroscettico l’avesse preceduto. Klaus ha affondato il coltello aggiungendo che questa Europa sconta un deficit di democrazia. In conferenza-stampa ha risposto, sibillino, alla domanda delle domande: firmerà il Trattato di Lisbona? “É davvero una domanda cui non so rispondere: un giocatore di scacchi non annuncia mai la sua prossima mossa”. La Repubblica ceca non ha ancora ratificato il Trattato. Dopo l’approvazione della Camera, ad aprile è prevista quella del Senato. Quindi la firma del Presidente. Per nulla scontata.