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Lo stallo in Israele preoccupa l'Occidente

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Lo stallo in Israele preoccupa l'Occidente

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A conti ormai fatti, l’incertezza resta l’unico dato evidente in Israele. E a correre rischi non è solo il futuro del Paese, ma anche quello del processo di pace in Medio Oriente. Benjamin Netanyhau, ha subito chiamato i suoi per fare il punto. Nonostante il secondo posto ottenuto col Likud, sa di potere contare sulla svolta a destra dell’elettorato. Per alcuni membri del suo partito, tuttavia, l’esito finale dipende da Tzipi Livni e Kadima.

Per Israele potrebbe essere la prima volta: la poltrona di premier strappata dalle mani del vincitore. Tzipi Livni ha ottenuto un seggio in più di Netanyahu. E a lui ha chiesto di formare una coalizione. Ma l’offerta non è stata accolta e la destra estremista di Lieberman resta, per ora, l’ago della bilancia. Mentre i colloqui proseguono, il ritardo nella formazione di un nuovo governo potrebbe mettere il bastone tra le ruote dell’amministrazione Obama, che sperava di procedere speditamente con il processo di pace. Ma nel mondo arabo, non tutti mostrano pessimismo. Secondo un giornalista siriano, il cambiamento è già arrivato nella regione, e non solo in America. Questo potrebbe significare pace con la Siria. Ma altre persone, a Damasco, la pensano diversamente. Ora si attendono i risultati ufficiali, che saranno comunicati entro il 18 febbraio. Il Presidente Shimon Peres avrà poi una settimana per designare il premier.