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Lieberman: l'uomo che non ama i compromessi

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Lieberman: l'uomo che non ama i compromessi

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Doveva essere il guastafeste delle elezioni, si è trasformato nell’ago della bilancia di Israele.

Avidgor Lieberman, emigrato dalla Moldova negli anni settanta, è il leader fondatore del Partito “Israele Casa Nostra”. Il suo elettorato è soprattutto russofono. Israel Beitenu, questo il nome del suo partito ultranazionalista, considerato di estrema destra, è diventata la terza forza politica del Paese, scavalcando i laburisti. Il cinquantenne Lieberman è un anti-arabo convinto: recentemente la Corte Suprema israeliana ha respinto la sua richiesta di escludere i partiti arabi dalle elezioni. “Terrorista”, cosi’ apostrofava un membro arabo della Knesset. Transfuga del Likud, il buon risultato della sua formazione al voto del duemila sei lo fa entrare nell’esecutivo Olmert da ministro degli affari strategici, ma dura poco: l’annuncio del governo di voler rilanciare i colloqui di pace va in direzione opposta al suo credo, che in sostanza è: fuori gli arabi da Israele, perlomeno quanti non sono disposti a dimostrare fedeltà allo stato ebraico. Oggi le sue posizioni si sono radicalizzate: Lieberman vorrebbe scambiare le zone di Israele a maggioranza araba con le colonie ebraiche in Cisgiordania, dove lui stesso vive. Punta dunque a una omogeneizzazione del Paese. Il suo programma risponde alla frustrazione di tanti israeliani, delusi anche dall’ultima offensiva su Gaza, che avrebbe dovuto farla finita con Hamas. Un programma estremista, per alcuni pericoloso. Ma i suoi 15 seggi alla Knesset fanno gola.