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Israele: due vincitori per una poltrona

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Israele: due vincitori per una poltrona

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È stato, è e probabilmente sarà per ancora un po’ di tempo, un testa a testa tra Tzipi Livni e Benjamin Netanyahu, tra Kadima e il Likud. Vicini in campagna elettorale, quando i sondaggi davano in leggero vantaggio il Likud, vicini dopo, con il voto reale che ha ridato un leggero vantaggio a Kadima. Cinque milioni trecentomila israeliani chiamati alle urne, di questi oltre un milione di arabi, e una partecipazione decisamente più alta rispetto alle ultime occasioni. Entrambi i contendenti hanno salutato la prova di democrazia.

Netanyahu, ex premier, oppositore rassegnato nella legislatura appena conclusa, torna in forze e chiede il governo per sé: “Con l’aiuto di Dio – ha detto – sarò alla guida del prossimo governo”. Netanyahu guarda a destra, o almeno così dice: ha subito fatto sapere di aver parlato con la destra radicale di Lieberman, ha fatto intendere di puntare a una coalizione delle destre contro Tzipi Livni. Lei, Ministro degli Esteri uscente, prima donna candidato premier dai tempi di Golda Meir, ha una sola possibilità, una grande coalizione, cosa che ha subito proposto. “Ora quello che dobbiamo fare è un governo d’unità nazionale, che noi guideremo, e rivolgo questo appello ai partiti che si trovano alla nostra sinistra e alla nostra destra”, ha detto la Livni. Per ora c‘è poco di chiaro: tutti vedono la sicurezza e la lotta al terrorismo come primo punto nell’agenda del prossimo governo, ma forse la prima cosa che si farà sarà la riforma elettorale: l’hanno chiesta, invocata, Netanyahu, Livni e anche Lieberman. Consci del fatto che, comunque vadano le cose, anche questa volta sarà difficile governare.