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Israele: voto incerto in un momento difficile

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Israele: voto incerto in un momento difficile

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E’ in un contesto difficile che oggi Israele si reca alle urne. I candidati a occupare il posto di primo ministro sono fondamentalmente tre: Benyamin Netanyahu, Ehud Barak et Tzipi Livni.

La leader del partito di centro Kadima, Tzipi Livni, attuale ministro degli esteri, è data in seconda posizione dai sondaggi, preceduta da Benyamin Netanyahu, che guida il partito di destra Likud. La vittoria di uno dei due potrebbe avere conseguenze diametralmente opposte per il Medioriente, almeno secondo Meir Sheetrit, membro del governo uscente. “E’ in gioco il futuro di Israele – vogliamo continuare il processo di pace coi palestinesi e arrivare alla pace, o torniamo in guerra contro i palestinesi e abbandoniamo il processo di pace? Chi vota diverso da Kadima dà piu’ potere alla destra, a Netanyahu, e questo significa bloccare gli sforzi spesi per raggiungere la pace.” L’ex premier Netanyahu ha scelto come slogan “Forti sulla sicurezza, forti sull’economia”, che riassume le preoccupazioni del Paese. In campagna ha sostenuto a oltranza l’offensiva su Gaza. “Siamo di fronte a un attacco anti semita contro gli ebrei e lo stato ebraico; se non ci opporremo si diffonderà in tutto il mondo.” Comunque vada, il governo di coalizione che emergerà dal voto non potrà fare a meno degli ultraortodossi dello Shas, il partito che raccoglie i favori della comunità, sempre piu’ numerosa, di ebrei religiosi d’origine est europea, che nel corso del conflitto a Gaza manifesto’ contro l’offensiva. Dopo il buco nell’acqua della guerra in Libano contro Hezbollah, nel 2006, e la recente offensiva contro Hamas nella Striscia di Gaza, il prossimo primo ministro dello Stato Ebraico eredita l’improbo compito di ridare la speranza agli israeliani che un giorno si firmerà la pace coi palestinesi. Ehud Barak, ministro della difesa gradito alla maggioranza della popolazione per come ha gestito il conflitto, resta buon terzo nei sondaggi. Tutto questo in un contesto di contrazione economica: dopo alcuni anni di crescita, infatti, la crisi globale ha raggiunto anche Israele, che quest’anno potrebbe entrare in recessione.