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Barnavi: per risolvere il conflitto israelo-palestinese l'unica speranza è Barack Obama

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Barnavi: per risolvere il conflitto israelo-palestinese l'unica speranza è Barack Obama

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Elia Barnavi è uno storico e politologo israeliano che attualmente risiede a Bruxelles dove dirige il Museo dell’Europa. Ex ambasciatore israeliano a Parigi, autore di numerosi saggi è ospite di Euronews. Ai nostri microfoni Barnavi analizza la posta in gioco nelle legislative israeliane e si dice convinto che solo gli Stati Uniti siano in grado di imprimere una svolta alla crisi mediorientale.

euronews

Elia Barnavi benvenuto su euronews. Nell’urna gli israeliani si lasceranno condizionare dalla situazione internazionale o obbediranno a ragioni di politica interna?

BARNAVI
Penso che tradizionalmente Israele sia forse la sola democrazia dove il voto è fortemente influenzato dalle questioni di politica estera. In Europa invece sono invece i temi interni, l’economia a prevalere.

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Con questo intende dire che l’elettorato si sposta a destra a causa di quanto successo a Gaza, o questa tendenza esisteva già prima?

BARNAVI
No. Lo spostamento a destra dell’elettorato israeliano è in corso da tempo ed è dovuto alla delusione e all’esasperazione generata da un processo di pace che non ha mantenuto le promesse. Paradossalmente gran parte di questi elettori sarebbe stata pronta, se le circostanze lo avessero consentito, ad approvare un piano anche con concessioni ampie, ma nessuno è stato capace di proporre un piano di questo tipo e quindi lo spostamento a destra è stato inevitabile.

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Quindi a fallire è stata la leadership israeliana?

BARNAVI
Siamo di fronte a due problemi. Una classe politica mediocre e questo, se vuole, ci rende simili al resto dell’Occidente. Le personalità migliori non si trovano tra i quadri politici ma nelle università, nel mondo della ricerca o nell’esercito, anche se il livello si è abbassato anche tra i vertici militari. E poi un fallimento del sistema politico israeliano nel suo insieme che si affida a un sistema proporzionale che riproduce questa mediocrità.

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La soluzione potrebbe essere una risposta immediata alla crisi profonda e apparentemente irreversibile del processo di pace?

BARNAVI

Non esistono 36 soluzioni diverse. Bisogna evacuare i territori occupati. Andarsene. Ritirarsi vuol dire pero’ espellere decine di migliaia di coloni e non vedo nessuno in Israele attualmente capace di prendere una decisione del genere. Né Netanyahu, né Tzipi Livni, né Barak. E’ per questo che a mio avviso non ha grande importanza chi sarà il vincitore delle elezioni. Al limite meglio che vinca Netanyahu. Tutto allora sarebbe piu’ chiaro. Il processo di pace allo stato attuale è una farsa. Credere che continuare su questa strada possa portarci a una soluzione è un illusione.

euronews
Quale soluzione propone allora?

BARNAVI
La crisi mediorientale non deve piu’ essere un affare israelo-palestinese ma una questione internazionale. Il solo modo per uscirne è che la nuova amministrazione americana supportata dagli europei e dal cosiddetto Quartetto imponga alle parti un quadro negoziale e pretenda che si ottengano dei risultati tangibili. E’ possibile farlo perché nessun governo israeliano è in grado di opporsi ad una volontà forte da parte degli Stati Uniti.

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Ma non si tornerebbe in questo modo a una sorta di protettorato? a qualcosa di artificiale imposto da una o piu potenze esterne?

BARNAVI

Si’ e sarebbe un bene. Non sarebbe poi la prima volta. Bush padre ad esempio era riuscito a portare Shamir a Madrid, Shamir dico! Un falco! Quando gli americani vogliono qualcosa lo ottengono a condizione che lo vogliano veramente e che non attendano di essere in scadenza di mandato per darsi da fare. Credo che con Obama si possano nutrire speranze. Che si chiami questo protettorato o come si vuole. Poco importa.

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Quali strumenti di pressione potrebbero avere gli Stati Uniti per convincere le due parti?

BARNAVI

Gli strumenti esistono. C‘è un quadro negoziale, ma non un negoziato, né delle soluzioni. Dal 2002 esiste una proposta avanzata dall’Arabia Saudita. Per la prima volta dall’inizio del conflitto un paese arabo influente si è detto pronto non solo a fare pace con Israele ma a normalizzare le relazioni con lo stato ebraico a condizione che vengano abbandonati i territori occupati e si crei uno stato palestinese. Questa proposta è stata fatta propria dall’insieme degli stati della Lega Araba. E’ stato un passo avanti straordinario che non è stato preso nel dovuto conto ed è un peccato.

euronews

Questa proposta conteneva dunque un riconoscimento implicito di Israele da parte degli stati arabi?

BARNAVI

Non implicito ma esplicito. Esiste un emergenza Iran. La creazione di un alleanza degli sciiti radicali spaventa i sunniti moderati piu ancora che noi. Crea un vero e proprio panico. E’ in atto un cambiamento rivoluzionario, il mondo arabo sunnita sta perdendo peso e influenza a vantaggio delle potenze non arabe, Iran, Turchia, Israele. Chi si accorge di questo intende fare tutto per opporsi al contagio iraniano. La campagna contro Hamas e la guerra di Gaza vanno lette in questo contesto. Se Israele avesse una leadership degna di questo nome approfitterebbe di questo passagio storico per firmare una pace con il mondo sunnita.

euronews

Si’, ma per fare la pace Israele dovrebbe abbandonare le colonie. La società israelian è pronta a fare questo passo?

BARNAVI

La risposta è si’. Un si’ categorico. Ne abbiamo avuto la prova al momento dello smantellamento delle colonie a Gaza. Su cosa scommettevano i coloni estremisti? Sulla mobilitazione a loro favore della società israeliana ma nessuno si è mosso. Tutti i sondaggi e gli studi lo dimostrano: la schiacciante maggioranza degli israeliani è a favore di una soluzione negoziale il cui prezzo è conosciuto in anticipo, ed è l’abbandono della Giudea e della Samaria.

euronews

Abbandono completo?

BARNAVI

Completo, completo. Sono pronti a tutto, anche alla divisione di Gerusalemme.