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L'Isola dei Serpenti, contesa da Kiev e Bucarest

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L'Isola dei Serpenti, contesa da Kiev e Bucarest

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Non è piu’ il paradiso di Achille cantato da Euripide e Pindaro – l’Isola dei Serpenti, contesa da Kiev e Bucarest, oggi è soprattutto nei piani delle multinazionali del petrolio.

Diciassette ettari di terreno calcareo a 35 chilometri dalle coste rumene e ucraine, l’isolotto del Mar Nero appartiene da oltre un secolo alla Romania; passato all’Unione Sovietica nel 1948, caduto il Muro, viene ereditato dall’Ucraina quando Kiev diventa indipendente. Nel 1998 la Romania rinuncia a rivendicarne il possesso in cambio dell’ingresso nella Nato ma esige la condivisione con l’Ucraina della zona economica esclusiva dell’isola e delle sue acque territoriali, che oggi si sa essere ricche di petrolio e gas naturale: la piattaforma continentale, pari a 12mila chilometri quadrati, conterrebbe cento miliardi di metri cubici di metano e dieci milioni di tonnellate di greggio. Brulla, sovrappopolata di ratti dopo che i sovietici hanno sterminato tutti i rettili che l’hanno resa celebre per secoli, l’isola dei Serpenti era un luogo disabitato e inospitale, dice Bucarest, che Kiev avrebbe popolato col solo scopo di dotarla di una zona economica esclusiva, come prevede il diritto internazionale. Per Kiev l’isola è ormai economicamente vitale, popolata da un centinaio di abitanti tra militari, scienziati e personale dipendente del faro. La controversia tra i due paesi, portata davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, è naturalmente legata al desiderio di entrambi di ridimensionare la dipendenza energetica dalla Russia. A rendere urgente la risoluzione del caso la guerra del gas tra Kiev e Mosca delle scorse settimane, e la chiusura dei rubinetti russi che hanno bloccato l’erogazione verso i due paesi e parte dell’Unione Europea. Solo per la Romania lo sfruttamento del gas dell’isola garantirebbe l’indipendenza energetica per i prossimi vent’anni.