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Gaza al centro della campagna elettorale

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Gaza al centro della campagna elettorale

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La risposta ai lanci di razzi dalla Striscia di Gaza accende la campagna elettorale in Israele. Tra nove giorni il voto che forse porterà alla guida del nuovo governo Benjamin Netanyahu.

Il capo del partito di destra Likud ed ex premier ha un vantaggio rilevante, si è impegnato a formare un governo di unità nazionale e ha esortato a usare il pugno di ferro a Gaza. Il ministro della Difesa Ehud Barak, laburista, è stato protagonista di una querelle con il ministro degli Esteri Tzipi Livni, leader di Kadima. Livni gli rimprova di essere troppo morbido con Hamas. I laburisti sono dati come i grandi perdenti delle elezioni, addirittura dietro al partito di estrema destra Israel Beitenu. Nel dibattito entra anche la polemica sul vescovo negazionista Williamson, il ministro degli affari religiosi israeliano ha chiesto la rottura delle relazioni con la Santa Sede. “Lo Stato Ebraico deve sospendere i rapporti con il Vaticano dopo che Benedetto XVI ha riabilitato un vescovo che nega l’Olocausto”, ha detto Yitzhak Cohen. Israele non valuta affatto quest’ipotesi ha precisato più tardi il portavoce del ministero degli Esteri. Cohen ha fatto riferimento alla riammissione nella Chiesa cattolica dei vescovi lefebvriani, tra cui il britannico Richard Williamson che nega l’esistenza delle camere a gas e il genocidio degli ebrei. Cohen è esponente del partito degli ultra-ortodossi sefarditi dello Shas, ritenuti molto vicini al Likud.