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Otto anni di George Bush alla Casa Bianca

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Otto anni di George Bush alla Casa Bianca

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Otto anni è un lungo capitolo che si chiude. Il giorno del suo primo giuramento il 20 gennaio del 2001 il neo presidente non sospettava ciò che la storia avrebbe avuto in serbo per lui.

L’11 settembre dello stesso anno, l’attacco alle torri gemelle. E’ l’azione terroristica piu micidiale e spettacolare che si ricordi. La presidenza Bush è a una svolta. La risposta che dà a questa minaccia segnerà la geopolitica mondiale degli anni a venire. E la risposta di Bush è la guerra: in Afghanistan prima, in Irak poi. Guerra in nome di una dottrina, professata dai neo cons, in nome della quale si proferiscono menzogne (l’esistenza di armi di distruzione di massa in Irak) e si commettono orribili violazioni dei diritti umani (vedi alla voce Abu Ghraib e Guantanamo).. Dice un analista: “L’eredità dell’amministrazione Bush è strettamente legata alla politica in Irak e Abu Ghraib e Guantanamo restano il sintomo del fallimento di questa politica”. Un fallimento reso emblematico dal lancio di scarpe contro la sua persona durante la sua ultima visita a Baghdad. Un immagine che ha scatenato quasi un’insurrezione nel mondo arabo. Che non può fare a meno di imputare a George Bush le colpe di una situazione disastrosa. Bush, lui, è più magnanimo con se stesso. “Mettiamola così, le cose non sono andate secondo i piani, dice. Ma gli storici avranno modo di giudicare diversamente gli errori, lasciando passare qualche tempo. Non credo si possa dare un giudizio a caldo”. Ma il paese che ha decretato la sconfitta dei repubblicani alle scorse elezioni ha già dato il suo verdetto. Un verdetto che mette in conto anche gli errori interni della presidenza, come il comportamento davanti all’uragano Katrina a New Orleans. Una città lasciata praticamente ad affogare da sola. E se non bastasse, gli otto anni di Bush si chiudono sulle note dolenti della crisi finanziaria. L’economia affonda e la Casa Bianca resta impassibile, fino alla fine. Dice un altro analista: “Non si può dire che Bush abbia provocato la recessione, ma certamente dormiva al volante quando è arrivata”. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Nel suo discorso di addio, George Bush riece ancora a fare dell’ironia, forse l’unica nota positiva per cui verrà ricordato. “Non riesco proprio a vedermici con un cappello di paglia in camicia hawaiiana seduto sulla spiaggia – specialmente dopo che ho smesso di bere”. Non è difficile tracciare un ritratto inclemente di un presidente che lascia il pianeta profondamente segnato dal suo passaggio. Piû difficile è immaginare come avrebbero potuto andare le cose se nel 2000 la vittoria fosse stata attribuita ad Al Gore.