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L'impegnativa "transizione" di Barack Obama

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L'impegnativa "transizione" di Barack Obama

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La transizione inizia subito dopo la vittoria: un processo lungo 77 giorni, inaugurato dalla visita di Barack e Michelle Obama alla Casa Bianca, per familiarizzare con la futura residenza, e soprattutto per informarsi sulle questioni piu’ urgenti, crisi economica mondiale in testa. E Obama non perde tempo, due settimane dopo annuncia “….la nomina di quattro personalità di alto livello: saranno loro, dice, a guidare l‘équipe che si occuperà di economia.”

La tradizione avrebbe voluto la sicurezza nazionale in cima alle priorità, ma Obama, e le circostanze, impongono delle novità. Cosi’ come è una prima assoluta il sito, change.gov, che offre una vetrina virtuale a vita e opere del presidente eletto, e un assaggio delle sue prime iniziative. “Il nostro primo compito è quello di trovare un lavoro a chi l’ha perso e far ripartire l’economia, dice. E’ un’enorme scommessa, per questo mi sono subito messo al lavoro, prima ancora di prendere funzione, insieme alla mia équipe e ai leader tanto democratici che repubblicani.” Messo insieme un pool di esperti anti-crisi, Obama passa agli altri dossier, non trascurando di attingere tra i pezzi grossi della precedente amministrazione democratica, prima fra tutti l’ex first Lady Hillary Clinton, rivale alle primarie, oggi prezioso braccio destro agli esteri. Per ritemprarsi dalla dura campagna elettorale e rigenerarsi prima dell’assunzione dei pieni poteri nulla di meglio di una vacanza in famiglia alle Hawaii. Una partita di golf, una passeggiata in bermuda sulla spiaggia, una puntata al fast food colle figlie, e la Obamamania è già alle stelle. La fine del relax coincide con l’inizio della crisi in Medioriente. “Un presidente alla volta” è la risposta di Obama a chi gli chiede di reagire alla situazione a Gaza, scelta lodata anche da Shibley Telhami, esperto di questioni mediorientali. “La prima impressione è sempre importante, soprattutto per un presidente eletto, che ha una sola occasione. Le attese nei suoi confronti sono tante. Sinora si è espresso poco, e giustamente, a mio avviso.” La violenza delle immagini che giungono dalla Striscia, e le pressioni, da piu’ parti, perché prenda posizione, suscitano una prima, ponderata, reazione. “E’ straziante vedere civili, palestinesi come israeliani, feriti o in situazioni cosi’ gravi. E questo mi rende ancora piu’ determinato a cercare di uscire da questo vicolo cieco che dura da decenni.” Attivo ma discreto, sorridente ma fermo, come nel titolo del suo libro, il 44esimo presidente degli Stati Uniti entra alla Casa Bianca con l’Audacia e la Speranza di cambiare la Storia.