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Obama e il sogno di Luther King

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Obama e il sogno di Luther King

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“Martin Luther King sarebbe raggiante per Obama”. Le parole del reverendo Jassie Jackson e l’immagine di Barack Obama che dipinge di blu le pareti di un centro d’accoglienza a Washington danno il tono di questa giornata. E’ la vigilia dell’insediamento alla Casa Bianca del 44° Presidente degli Stati Uniti. Ed è il Martin Luther King Day.

Celebrato il terzo lunedì di gennaio, vicino al 15 del mese, compleanno di Luther King, la festa fu istituita da Ronald Reagan e celebrata dal 1986 in memoria del pastore attivista dei diritti degli afroamericani. King fu assassinato il 4 aprile 1968 a Memphis. Operazione d’immagine e messaggio di contenuto si sono fusi: Obama invita gli americani a partecipare alla vita delle loro comunità, a romboccarsi le maniche per risollevare il Paese. “La grandezza dell’America sta nella sua gente” ha detto ai ragazzi della Sasha Bruce House che accoglie i giovani in difficoltà e le loro famiglie. Ieri una simbologia altrettanto forte. Il discorso dal monumento ad Abramh Lincoln, dove Martin Luther King pronunciò il suo “I have a dream”, nel 1963. Lincoln, il Presidente che emancipò gli schiavi e Obama, primo afroamericano alla guida del Paese. “Abbiamo davanti un lungo cammino, una salita molto ripida” ha detto. “Ma non dimenticate mai che lo spirito autentico del nostro Paese non emerge quando siamo nel confort e nella tranquillità, ma quando i tempi sono difficili. Vi chiedo di impegnarvi per risvegliare questo spirito”. Il tutto nella cornice di un concerto storico con Stevie Wonder, Bruce Springsteen, U2. Davanti a una folla di migliaia di sostenitori. Domani, per la cerimonia d’insediamento, gli occhi dell’America e del mondo saranno puntati su Washington.