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Tre settimane di "Piombo fuso": oltre 1200 palestinesi uccisi, 13 vittime tra gli israeliani


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Tre settimane di "Piombo fuso": oltre 1200 palestinesi uccisi, 13 vittime tra gli israeliani

Il torpore delle feste di Natale viene interrotto, il 27 dicembre, dall’offensiva aerea sulla Striscia di Gaza. Motivo ufficiale: mettere fine al lancio dei razzi autocostruiti con cui Hamas martella Israele; ma poi si scoprirà che l’attacco era stato preparato con cura da Tsahal già un anno e mezzo prima.

E’ con l’offensiva terrestre, iniziata il 3 gennaio, che la guerra di Gaza diventa ancora più sanguinosa. Attaccati e distrutti gli edifici di Hamas, i suoi laboratori artigianali, uccisi i suoi capi. La maggior parte delle vittime sono civili, donne e bambini. Da più parti della comunità internazionale si levano gli appelli al cessate il fuoco. L’8 gennaio le Nazioni Unite chiedono una tregua immediata e il ritiro di Tsahal; richiesta ignorata da Israele che sostiene di non poter lasciare a metà l’operazione. Così continuano i bombardamenti, come quelli sugli edifici dell’Onu, sul media-center della stampa estera, e sugli stessi ospedali. Episodi che sono valsi allo stato ebraico le accuse di stare violando la legalità internazionale. Una violazione che secondo molte fonti risulterebbe sufficientemente provata, è l’uso da parte di Tsahal di proiettili al fosforo bianco, dal forte potere ustionante. Questa arma, secondo gli accordi internazionali, non può essere usata in zone densamente popolate come Gaza. Hamas, i cui vertici militari sono stati duramente colpiti, dopo dieci giorni di bombe e grazie alla mediazione egiziana, ha avanzato la proposta di una tregua di un anno a condizione del ritiro di Tsahal. Condizione che Israele ritiene inaccettabile. Così, mentre il Cairo tenta senza troppo successo di riportare il conflitto sui binari della diplomazia, i gruppi armati palestinesi, e non solo Hamas, continuano il lancio di razzi sulle città ebraiche entro un raggio di 40 chilometri dal confine. La violenza a Gaza si ferma solo dopo il cessate il fuoco unilaterale deciso da Israele. Fino ad allora le tre settimane dell’operazione “Piombo fuso” avevano causato quasi 1200 morti tra i palestinesi, e 13 tra gli israeliani.
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