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Gaza, l'offensiva diplomatica alla prova del nove

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Gaza, l'offensiva diplomatica alla prova del nove

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Il movimento diplomatico s’intensifica. La speranza di una tregua a Gaza prende corpo.

Il responsabile israeliano dei negoziati Amos Gilad è al Cairo per discutere un accordo, così come, per la seconda volta, si è recato in Egitto il rappresentante di Hamas Abou Marzuk. La responsabile degli Affari Esteri israeliana Tzipi Livni è a Washington per esporre le posizioni dello Stato ebraico. Missione che segue l’incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon che oggi parla di una “intesa vicina”. A lavorare per la tregua c‘è anche la Russia: “Facciamo pressione su Hamas e sugli Stati che l’influenzano come Iran e Siria” ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Ma le posizioni divergono: Hamas propone un cessate il fuoco di un anno, chiede il ritiro d’Israele dalla Striscia e la sospensione del blocco imposto al territorio palestinese. Israele rifiuta di fissare una data e vuole che l’Anp di Mahmud Abbas sorvegli il passaggio di Rafah verso l’Egitto.