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Moisi: "L'America ha una capacità di rimettersi in gioco di gran lunga superiore a quella dell'Europa"

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Moisi: "L'America ha una capacità di rimettersi in gioco di gran lunga superiore a quella dell'Europa"

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A pochi giorni dall’investitura alla presidenza degli Stati Uniti di Barack Obama, Euronews ha incontrato Dominique Moisi. Analista di fama internazionale, Moisi prova ad interpretare le prossime mosse del nuovo presidente facendo ricorso alle tesi esposte nel suo ultimo libro in cui la politica internazionale viene interpretata attraverso tre elementi cardine. La speranza, la paura e l’umiliazione.

Euronews Signor Moisi benvenuto su Euronews. Lei pensa che gli Stati Uniti siano in declino e che con l’emergere di nuovi attori sullo scenario globale la loro egemonia sia tramontata? Moisi Penso che si possa incontestabilmente parlare di un declino parziale degli Stati Uniti. Nel senso che l’America non è piu quella che era. Resta pero’ l’unica vera superpotenza. Deve pero’ accettare che il mondo stia diventando multipolare, che vi siano nuove potenze emergenti Euronews Nel suo ultimo libro “La geopolitica delle emozioni” lei parla di tre stati d’animo che oggi sono in grado di condizionare le relazioni internazionali. La paura, la speranza e l’umiliazione. Pensa che Barack Obama sarà in grado di ridare equilibrio a queste emozioni? Moisi E’ la questione fondamentale. Per me il problema oggi è capire se, con Obama, la cultura della speranza puo’ tornare ad avere diritto di cittadinanza in Occidente o se la paura continuerà a guadagnare terreno estendendosi in Asia con la crisi economica e finanziaria che investe, lo stiamo vedendo, anche giganti come la Cina e l’India Euronews Rilanciare gli investimenti, puntando su un new deal ecologico, ridurre le tasse per le classi medie. Questi sono i primi provvedimenti che ci si attende da Obama. A suo avviso sarebbe un buon inizio? Moisi Queste misure sono inevitabili e non piu procrastinabili anche se sono contraddittorie perchè il problema maggiore degli Stati Uniti è l’enorme deficit. Ora le misure che il nuovo presidente dovrà prendere per rilanciare l’economia e per ridare fiducia faranno aumentare il deficit degli Stati Uniti. Gli americani si attendono pero’ che il nuovo presidente possa restituire loro la sicurezza economica perduta. Le attese sono enormi anche nel resto del mondo e il compito per Barack Obama sarà duplice: deve riconciliare l’America con se stessa e riconciliare l’America con il mondo Euronews A suo avviso il problema è davvero cosi strettamente legato alla personalità del presidente? O non è forse legato a qualcosa di piu profondo? Il XX secolo è stato il secolo delle ideologie e il secolo americano, questo sarà forse il secolo del ripiegamento identitario? Moisi Si. Credo che la grande sfida sia quella di non sovrastimare il peso reale di un presidente ma anche quella di non sottostimare la capacità di mobilitazione non solo di un uomo ma di un intero paese. L’America ha una capacità di rinnovarsi, di rinascere senz’altro superiore all’Europa. Qui c‘è un incontro tra un uomo e un paese, di un uomo e una cultura e in fondo non è certo un caso che un un uomo come Obama sia arrivato alla presidenza negli Stati Uniti e non in Francia o in Germania. Obama incarna il sogno americano ma l’America era pronta a realizzare questo sogno Euronews E’ difficile in effetti immaginare un Obama europeo. Lei non pensa che tutte le speranze che la sua elezione sta suscitando anche qui da noi potrebbero venire in parte contraddette? Le future relazioni tra le due sponde dell’Atlantico potrebbero rivelarsi piu difficili del previsto? Moisi Sul piano politico ci sarà certamente un riavvicinamento tra Stati Uniti e Unione Europea. Riavvicinamento già abbozzato nel secondo mandato di George Bush. Ma sul piano emozionale l’America sceglie di scommettere sulla speranza proprio quando l’Europa tende a rinchiudersi nella paura. In questo senso ci potrebbe essere una divaricazione crescente tra Stati Uniti e Europa. Questo chiaramente ipotizzando che le politiche varate da Obama riescano a far ripartire l’economia americana Euronews Il modo in cui l’amministrazione Bush ha inteso promuovere la democrazia nel mondo corrispondeva a una politica precisa. Moisi Credo corrispondesse piu che altro a un approccio ideologico, un eurodeputato molto conosciuto Daniel Cohn Bendit ha definito i neoconservatori americani i bolscevichi della democrazia” Euronews Quindi ora ci sarà un maggiore realismo. Moisi Ci sarà piu realismo e molta piu modestia. Poi si tenterà di evitare errori nella definizione del nemico Euronews E questo approccio piu realista potrebbe portare gli Stati Uniti di Barack Obama non dico ad aprire dei negoziati ma a ipotizzare un dialogo con l’Iran? Moisi Certo Euronews E forse anche con Hamas? Moisi Con Hamas oggi come oggi il dialogo è molto difficile. Hamas dovrebbe cambiare completamente il proprio discorso. Con l’Iran invece mi sembra un esito inevitabile e penso che l’idea cominci ad attecchire Euronews Barack Obama rappresenta incontestabilmente il nuovo. Proprio per questo, non pensa che sarà spinto a stabilire relazioni piu strette con un continente in ascesa come l’Asia? Moisi Penso che tra le priorità della futura amministrazione ci saranno probabilmente le relazioni con l’Asia e con l’Africa, il continente da cui veniva suo padre e che per troppo tempo è stato dimenticato. Riscoprire l’Africa ridarle la speranza va molto al di la dell’Africa stessa. Poi ci sarà il Medio Oriente per ragioni evidenti. Qui nasce una questione centrale:Obama si occuperà in primo luogo del conflitto israelo-palestinese o cercherà di chiudere il capitolo delle due guerre in cui l’America è coinvolta: in Irak e in Afghanistan? Tutto questo ci porta a una conclusione un po malinconica. Obama non si interesserà tanto all’Europa ma al contributo che gli europei potranno fornire alla politica statunitense. A meno che la Russia non scivoli nel totalitarismo nazionalista. In caso contrario l’Europa dovranno attendersi una certa indifferenza un certo distacco da parte di Washington Euronews Assisteremo a un rallentamento della politica di allargamento della Nato? Moisi Credo che la Nato si sia già allargata molto negli ultimi anni, l’adesione dell’Ucraina e della Georgia non mi pare che debba essere una priorità per la nuova amministrazione americana