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Israele minaccia una terza più violenta fase del conflitto

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Israele minaccia una terza più violenta fase del conflitto

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I razzi che sono caduti anche questa mattina su Ashkelon ricordano ad Israele che, per quanto indebolito, Hamas non è ancora sconfitto.

Rimane dunque per l’esecutivo israeliano la difficile scelta sul da farsi: entrare in una terza fase del conflitto, ancora più violenta, o pensare ad una strategia di uscita. Il governo di Ehud Olmert mantiene una certa ambiguità: tattica militare secondo alcuni, riflesso, secondo altri, di gravi divisioni interne, a un mese dalle elezioni. Uno scrutinio in cui il ministro degli esteri Tzipi Livni e il ministro alla difesa Ehud Barak si affronteranno da rivali. Attualmente l’offensiva gode di ampio sostegno popolare, il 94 per cento degli israeliani la appoggia secondo un ultimo sondaggio. Ma per ora Israele ha dovuto contare solo 15 vittime, 4 dei quali soldati caduti sotto il fuoco amico. Una guerra casa per casa a Gaza comporterebbe il rischio i perdite israeliane più ingenti, e soprattutto di nuovi sequestri. Quello di un solo soldato, nel 2006, portò Israele alla fallimentare offensiva in Libano.