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Guerra del gas: l'Europa corre ai ripari

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Guerra del gas: l'Europa corre ai ripari

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Il campanello d’allarme energetico suona per l’Unione europea per la seconda volta nel giro di tre anni.

Dopo la prima guerra del gas tra Ucraina e Russia, nel 2006, l’Europa constatava la vulnerabilità strutturale nei rifornimenti energetici. A tre anni di distanza la situazione non è cambiata: la Russia garantisce circa un quarto dell’approvvigionamento di gas, di cui l’80% passa per l’Ucraina. Il blocco delle forniture da parte del colosso russo Gazprom rischia di mettere in ginocchio tutte le economie dell’Europa occidentale. L’europarlamentare Jacek Saryusz-Wolski: “Sempre un maggior numero di paesi, anche quelli che hanno privilegiato accordi bilaterali a quelli multilaterali dell’Unione europea, stanno cambiando idea. L’Austria, per esempio, malgrado gli accordi bilaterali è tagliata fuori, non ha gas, così come la Bulgaria”. La Commissione stima che il gas russo tornerà a circolare nei gasdotti europei almeno tre giorni dopo la riapertura dei rubinetti da parte dei russi. Tempi biblici per chi resta al freddo e per le aziende europee. Al fine di ridurre la fragilità strutturale dei rifornimenti, evitando di passare per l’Ucraina, nei prossimi anni dovrebbero essere inaugurati nuovi gasdotti. Il gasdotto Nordstream parte sempre dalla Russia, passando sotto il mar BAltico, arriva in Germania, dovrebbe essere operativo entro il 2011. Il completamento di Southstream progetto di Gasprom e Eni è previsto per il 2013, ma potrebbe slittare per problemi di finanziamento. NAbucco è un progetto dell’Unione europea, evita la Russia, trasporterà il gas dell’Azerbaidjan o del Kazakhstan attraversando la Turchia e i BAlcani.La sua costruzione non è iniziata Diversificare le fonti d’energia diventa vitale ed è in questo contesto che torna in auge anche il nucleare. Alexander Graf Lambsdorff, europarlamentare del gruppo liberale: “Dobbiamo andare oltre il gas. Possiamo pensare, per esempio che rendendolo liquido, può essere trasportato anche con dei cargo. Dobbiamo riconsiderare l’energia nucleare, giardare a fonti d’energia alternative. Ci sono diverse cose che dobbiamo fare, ma è evidente che dobbiamo diversificare le fonti d’energia, soprattutto alcuni paesi che dipendono quasi esclusivamente dal gas russo”. Drammatica la situazione nei paesi più orientali dell’Unione, con milioni di cittadini rimasti al freddo. Pesanti anche le conseguenze economiche In Bulgaria, uno dei paesi più toccati dalla crisi, 72 aziende hanno fermato l’attività, 153 rallentato il ritmo di lavoro. L’europarlamentare Jacek Saryusz-Wolsk, (PPE): “In questa situazione catastrofica, c‘è comunque qualcosa di positivo: è il secondo campanello d’allarme e spero che il risultato sarà una politica estera e energetica comune”.