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La crisi del gas verso una soluzione

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La crisi del gas verso una soluzione

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Gli ultimi ostacoli sulla via di un accordo erano comparsi ieri sera, quando Kiev rispondeva con un “no” secco all’ipotesi di includere osservatori russi nella delegazione europea. La Russia aveva chiuso i rubinetti, accusando l’Ucraina di rubare il gas destinato all’Europa.

Oggi però il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, rassicura: ho parlato con il presidente ucraino, e questi mi ha detto che accetta la presenza di osservatori di Gazprom all’interno del gruppo europeo. Penso che sia un gran progresso, e mi auguro che la fornitura di gas russo all’Europa, attraverso l’Ucraina, riprenda appena possibile”. Barroso però aggiunge che ci vorrà del tempo, perché si riprenda a pieno regime. Probabilmente, almeno tre giorni. Nel frattempo, il nervosismo cresce in Paesi che, come la Bulgaria, hanno subito sin dal primo giorno della crisi il taglio totale della fornitura. A Sofia i sindacati hanno organizzato una manifestazione, davanti all’ambasciata ucraina. La crisi ha però portato anche ai primi casi di applicazione della clausola europea di solidarietà: la Serbia, che non ha praticamente riserve, riceverà gas da Ungheria e Germania, che hanno maggiori disponibilità. Risolta la crisi per quanto riguarda l’Europa, resterà da trovare un accordo sul prezzo del gas non in transito, quello che i russi vendono all’Ucraina: su questo, non si è registrato finora nessun progresso.