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Israele: strategia e rischi dell'attacco di terra

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Israele: strategia e rischi dell'attacco di terra

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Passare all’offensiva terrestre è stata una scelta necessaria per Israele, che conta cosi’ di snidare i pezzi grossi di Hamas e distruggerne gli arsenali, razzi compresi, che minacciano il sud dello stato ebraico.

“Il nostro obiettivo, diceva di recente il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, è di costringere Hamas a interrompere le ostilità a partire dalle sue postazioni a Gaza; e poi di modificare in modo incisivo la situazione nel sud di Israele.” La superiorità militare dello stato ebraico deve concretizzarsi in vantaggi per la sua sicurezza. Schematizzando sono individuabili quattro obiettivi: 1-indebolire Hamas; 2-dissuaderlo dal porre in atto futuri attacchi; 3-stabilire nuovi accordi sulla frontiera tra Egitto e Gaza; 4-evitando pero’ una tregua formale, che darebbe nuovamente ad Hamas una sorta di legittimità. Limitare le vittime tra i civili palestinesi è una necessità se non si vuole troppo scombussolare la comunità internazionale, che sinora si è limitata a reazioni poco piu’ che di circostanza. Mondo arabo moderato compreso, come ci dice un analista politico. “Nella partita che si sta giocando sullo scaccchiere regionale, e parlo dell’attuale conflitto a Gaza, c‘è chiaramente lo zampino dell’Iran e dei suoi alleati. E non è casuale che i leader arabi moderati in paesi come l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Giordania, si siano ben guardati dal far seguire i discorsi di condanna per gli eventi odierni e le vittime tra i civili con azioni politiche che possano ostacolare Israele.” Nel 2002 Israele aveva condotto un’operazione militare simile, ossia puntuale e mirata, nei campi profughi di Jenin e di Nablus, in Cisgiordania. Oggi c‘è pero’ un elemento supplementare: le elezioni del mese prossimo. “A mio avviso, dice la rappresentante dell’ANP presso l’Unione Europea, stiamo assistendo al ritorno in grande stile di Ehud Barak, che punta a raggiungere due obiettivi allo stesso tempo. Il primo è di riscattare l’esercito israeliano dopo la sconfitta in Libano nel 2006, e soprattutto dopo il rapporto Vinograd. Il secondo obiettivo sono le elezioni del 10 febbraio: partito male nei primi sondaggi, oggi vediamo che grazie alla sua operazione contro i palestinesi a Gaza Barak sta recuperando.” C‘è pero’ un grosso vincolo: il tempo. Nella strategia di Barak le truppe di terra non possono permettersi il lusso di restare troppo sul terreno col rischio di altri soldati rapiti e non ancora liberati.