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Il conflitto di Gaza e la ripresa del prezzo del greggio

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Il conflitto di Gaza e la ripresa del prezzo del greggio

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La crisi israelo-palestinese si riflette sul prezzo del petrolio. I combattimenti nella Striscia di Gaza, iniziati il 27 dicembre scorso e l’appello dell’Iran a chiudere i rifornimenti di greggio ai paesi sostenitori di Israele, hanno fatto ripartire i prezzi.

Il valore del barile, con consegna a febbraio, ha superato i 47 dollari, in rialzo anche il costo del brent, riferimento per il mercato europeo. Nel giro di dieci giorni le quotazioni hanno registrato un’impennata del 33%, passando da poco più di 36 dollari al barile al prezzo attuale.

L’Organizzazione dei paesi produttori ha annunciato per febbraio la convocazione di un nuovo vertice in cui potrebbe essere deciso un ulteriore taglio della produzione, dopo quello record effettuato a dicembre di circa 2,2 milioni di tonnellate al giorno. L’Iran, secondo paese dell’Opec, aveva già effettuato un considerevole taglio. Ma dell’Organizzazine fanno parte anche paesi come Arabia Saudita e Emirati Arabi, vicini a Washington. Molti analisti, tuttavia pensano che l’incidenza del conflitto sui prezzi sarà limitata rispetto all’influenza della crisi generale.