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L'Onu lancia l'allarme: la crisi umanitaria a Gaza è sempre più grave

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L'Onu lancia l'allarme: la crisi umanitaria a Gaza è sempre più grave

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C‘è’ un raid aereo ogni 20 minuti circa; i bombardamenti israeliani hanno causato finora pesanti distruzioni, almeno 600 i bersagli colpiti. Generi di prima necessità come la farina scarseggiano. L’unica centrale elettrica di Gaza è spenta dal 30 dicembre. Introvabili gas da cucina e benzina. Dice, Robert Serry, responsabile dell’Onu per il processo di pace in medio oriente: “Gran parte delle infrastrutture di Gaza sono andate distrutte e i razzi di Hamas sono penetrati 40 chilometri all’interno di Israele. La stabilità della regione è intrappolata fra l’irresponsabilità dei missili di Hamas e la risposta eccessiva di Israele”.

Per Tzipi Livni, ministro degli esteri israeliano e candidata alla premiership però, a Gaza non esiste crisi umanitaria: “Teniamo aperti i varchi umanitari e cerchiamo di alleggerire le difficoltà della popolazione durante le nostre operazioni contro Hamas per quanto possiamo”. Affermazioni che non possono essere confutate facilmente. L’esercito israeliano ha deciso di non rispettare la decisione della Corte suprema, israeliana, che ha intimato di consentire l’accesso a un numero limitato di giornalisti. La striscia è sigillata e le bombe continuano a cadere.