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Cuba: anniversario sottotono, tra crisi economica ed embargo

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Cuba: anniversario sottotono, tra crisi economica ed embargo

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Il primo gennaio 1959, dal municipio di Santiago de Cuba, Fidel Castro proclama l’inizio della rivoluzione cubana.

Una rivoluzione nazionalista, in principio, ma che assume presto un orientamento marxista e pro-sovietico, sullo sfondo della contrapposizione tra Mosca e Washington. Cinquant’anni dopo, il Leader maximo non è più al comando, ma le conseguenze delle scelte fatte nei primi mesi della rivoluzione continuano a condizionare la vita dei cubani, a cominciare dall’embargo americano. Eloy Gutierrez Menoyo ha fatto la rivoluzione con Castro. Oggi però è un dissidente politico. “Il problema di questo paese non è solo l’embargo americano, sono i tanti embargo che esistono in questo paese: l’embargo sulla cultura, l’embargo sulle scelte professionali, sulla libertà di frequentare chi si vuole, l’embargo su tutto, sulla creatività dei cubani”. Alle accuse di reprimere le libertà individuali, i sostenitori del regime rispondono snocciolando gli indicatori socio-economici, come il tasso di alfabetizzazione del 99,8 per cento. Tra questi c‘è l’ex combattente rivoluzionario, Julio Antonio Herrera Perez. “Se oggi possiamo dire che il nostro è un popolo civilizzato, che a Cuba non ci sono mendicanti, che non c‘è miseria, che tutti sono capaci di leggere e di scrivere, che l’assistenza medica è a disposizione di tutti, così come l’istruzione, queste sono cose che gli imperialisti americani non possono avere”. Eppure, è proprio il richiamo del benessere americano che spinge migliaia di cubani a lasciare l’isola su imbarcazioni di fortuna, pronti a rischiare la propria vita per cercarne un’altra che i rivoluzionari non hanno mai conosciuto.

“Chi ha fatto la rivoluzione adesso è vecchio e non capisce che ciò di cui il paese ha davvero bisogno è una nuova rivoluzione. Dovrebbero fare spazio alle nuove generazioni, a quelli che hanno la consapevolezza e l’energia per attuare questa nuova rivoluzione”.

Per i cubani si è appena chiuso un anno difficile. L’isola non è risparmiata dalla crisi internazionale e Raul castro ha già annunciato una politica di austerità per il 2009.

Resta la speranza di una maggiore apertura da parte della prossima amministrazione americana.