ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Cina, la crisi economica si abbatte sui lavoratori migranti

Lettura in corso:

Cina, la crisi economica si abbatte sui lavoratori migranti

Dimensioni di testo Aa Aa

Sono 150 milioni e gravitano intorno alle grandi città della Cina. Li chiamano lavoratori migranti perché arrivano dalla campagna. Una forza lavoro a basso costo che negli ultimi anni ha alimentato il miracolo economico cinese. Attirati dalla prospettiva di un reddito annuo cinque volte superiore a quello dei villaggi in cui sono nati, hanno lavorato come manovali, netturbini, operai nelle fabbriche.

Ora che l’economia frena, e in Cina a ritmi anche superiori alle attese, sono loro i più colpiti. Dal 1978, il prodotto interno lordo della quarta economia mondiale è cresciuto in media del 9,8% all’anno. Nel 2007, la crescita è stata dell’11,9%. Ma le previsioni per il 2008 puntano al 9,7%, un rallentamento che minaccia di accentuarsi ulteriormente nel 2009.

La Cina è costretta a espandersi a un ritmo non inferiore all’8% annuo se vuole continuare a creare posti di lavoro ed evitare in tal modo di innescare una crisi sociale. La situazione è già abbastanza difficile per i lavoratori migranti, che dall’oggi al domani hanno perso il posto e non hanno nemmeno diritto ai sussidi di disoccupazione: il sistema prevede che possano accedervi solo nei villaggi da cui provengono.

Zhang Zhiyang: “E’ molto difficile trovare un lavoro al giorno d’oggi. E senza lavoro non puoi comprarti da mangiare. Anche per chi è tornato a casa non è facile: è duro dover rientrare, rimettersi a cercare un impiego, è una brutta situazione per tutti”. La produzione industriale ha segnato un tonfo, le esportazioni sono in calo per la prima volta dal 2001. La crisi globale bussa alla porta della Cina, intenta a celebrare il trentesimo anniversario delle riforme avviate da Deng Xiaoping: il piccolo timoniere che coniò la frase “arricchirsi è glorioso”. Da allora, duecento milioni di cinesi sono usciti dalla povertà. Le disuguaglianze, però, sono cresciute. Il governo di Pechino si è impegnato a edificare una società più armoniosa, ma l’annunciato pacchetto da 455 miliardi di euro non è che un aiuto fiscale per stimolare i consumi.