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Il premier turco respinge l'appello di 200 intellettuali per riconoscere il genocidio armeno

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Il premier turco respinge l'appello di 200 intellettuali per riconoscere il genocidio armeno

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Quasi un secolo dopo il genocidio degli armeni, in Turchia resta ancora difficile affrontare il tema. Dopo le reazioni rabbiose da parte dei circoli nazionalistici, all’appello di 200 intellettuali che presentano le loro scuse alle vittime arriva la presa di distanze del capo del governo e leader del partito religioso al potere, Recep Tayyp Erdoggan. “Respingo questa campagna e non la sostengo”, ha detto ai giornalisti, “Non ho commesso alcun crimine, di che dovrei scusarmi?”

Nonostante la chiusura di questi giorni e la tradizionale asprezza nelle relazioni, tra la Turchia e gli armeni negli ultimi anni si è assistito a un tentativo di disgelo. Un clima lievemente migliorato aveva permesso, a settembre, la visita a Erevan del capo dello stato turco Gul. Sostanzialmente però il rifiuto di riconoscere il genocidio degli armeni ha sempre unito ampi settori della politica turca. Scrittori come Hrant Dink hanno perso la vita per aver tentato di rilanciare il tema. Tra il 1915 e il 1917, nel pieno del processo di costruzione della Turchia moderna che Kemal Ataturk ha condotto a spese delle minoranze etniche, sarebbero stati un milione e mezzo gli armeni trucidati dai turchi.