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30 anni fa la Cina abbandonava il radicalismo maoista

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30 anni fa la Cina abbandonava il radicalismo maoista

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Un presente di progresso, un radioso avvenire. Così la Cina celebra in pompa magna i 30 anni dall’avvio delle riforme economiche e glorifica la miracolosa fusione fra marxismo e capitalismo. Nelle parole del Segretario del Partito Comunista e Presidente della Repubblica Hu Jintao, c‘è la retorica e la fierezza di un Paese che si trasforma: “Solo un capitalismo socialista può salvare la Cina, solo le riforme possono sviluppare la Cina, il suo capitalismo, il suo marxismo. Riforme ad apertura sono in linea con le aspirazioni del Partito e della gente, sono al passo con i tempi e questo è il giusto cammino. La meta è chiara. Fermarsi o cambiare strada porterebbe su un binario morto”.

Il discorso è stato pronunciato all’Assemblea del Popolo, sede del Parlamento, su piazza Tienanmen, celebrando il 1978, anno in cui il Partito abbandonò l’estremismo maoista. Ma Hu Jintao l’ha detto chiaro e tondo: quello che va avanti è il cammino delle riforme economiche. Nessuna interferenza o pressione esterna sarà tollerata, nessuna riforma politica all’orizzonte. Insomma: nessuna buona nuova per la dissidenza.