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In 7.000 ad Atene contro il governo. Scontri con la polizia

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In 7.000 ad Atene contro il governo. Scontri con la polizia

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Calci, molotov, sassaiole. Manganelli, lacrimogeni, cariche in tenuta antisommossa. A margine della manifestazione anti-governo in Grecia, per il 13° giorno consecutivo, la protesta degenera in scontri tra forze dell’ordine e frange estreme del movimento giovanile.

Il 6 dicembre l’uccisione di Alexis, 15 anni, da parte di un poliziotto ha scoperchiato il vaso di Pandora in Grecia. Da allora è un muro contro muro e oggi i lanci di bombe di vernice rossa evocano la violenza della contrapposizione. “Abbasso il governo del sangue, della povertà e delle privatizzazioni”: uno degli slogan visti per le strade di Atene fa la sintesi estrema dei moviti della protesta. Sotto accusa non solo l’operato delle forze dell’ordine e i presunti abusi, ma la politica economica del governo di Costas Karamanlis e il suo programma di riforme. E’ questa la miscela esplosiva che ha stimolato la solidarietà fra studenti, insegnanti, lavoratori in genere e sindacati. “Gli studenti scendono in strada perchè vogliono una vita migliore, per il lavoro, per i diritti sacrosanti. Siamo in strada oggi e continueremo nei giorni prossimi”. Quella di Atene era una marcia cominciata in maniera pacifica cui hanno preso parte 7.000 persone circa. Messa in ombra dalle violenze.