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Collegamenti diretti tra la Cina e Taiwan

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Collegamenti diretti tra la Cina e Taiwan

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Per la prima volta in sessant’anni, aerei, navi e convogli postali non dorvanno più fare il giro per paesi terzi o toccare il suolo di Hong Kong e Macao prima di arrivare a destinazione. Le nuove rotte aeree – al ritmo di 108 voli settimanali – e marittime lungo i 160 chilometri che separano i due stati permetteranno di risparmiare denaro, soprattutto per i 750 mila investitori taiwanesi con interessi in Cina. Anche la consegna della posta sarà velocizzata: oggi ci vogliono dieci giorni per una lettera tra i due paesi.

Ma i vantaggi non sono solo economici. Il presidente di Taiwan Ma Ying-jeoun sottolinea il significato politico del riavvicinamento. “Rappresenta una riconciliazione tra le due parti. Non siamo più su posizioni contrastanti o in pieno conflitto. In altre parole, utilizziamo la via diplomatica per risolvere i conflitti”. Il presidente Ma non reclama l’indipendenza per Taiwan, come il suo predecessore, le cui prese di posizione avevano impedito ogni riappacificazione con la Cina dal 1949. In quell’anno, migliaia di cittadini cinesi si diedero alla fuga trovando rifugio nell’isola di Formosa, al seguito dei nazionalisti del Komintang. Dopo vent’anni di guerra civile, vinta dalla Cina, Chiang Kai Shek fonda la Cina nazionalista a Taiwan, mentre Mao Tzetung fonda la repubblica popolare cinese sul continente. Pechino non ha mai riconosciuto Taipei, e i momenti di tensione non sono mancati. A ogni invasione simulata dei Cinesi, Taiwan rispondeva con altrettanti esercizi militari. Nel 2005 le relazioni sembravano aver raggiunto l’apice della crisi, quando Pechino fece passare una legge che autorizzava all’invasione militare qualora Taipei dichiarasse l’indipendenza. Ma con un occhio alla crisi economica, un occhio al turismo, la nuova classe politica taiwanese non pronuncia più la parola indipendenza, accontentandosi di bandire l’unificazione. E non sarà un volo diretto per Pechino a fargli cambiare idea.