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Per il salvataggio il tempo stringe, e i tre big dell'auto statunitensi sono disposti a tutto pur di scongiurare il tracollo

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Per il salvataggio il tempo stringe, e i tre big dell'auto statunitensi sono disposti a tutto pur di scongiurare il tracollo

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Anche a chiedere scusa. Il mea culpa delle Tre Sorelle di Detroit: General Motors, Chrysler, Ford, è andato in scena al Senato, con gli ultimi tentativi dei loro dirigenti strappare quei 34 miliardi di dollari che implorano per non morire:

“Siamo qui perché abbiamo fatto errori, dai quali stiamo imparando, perché alcune forze al di là del nostro controllo ci hanno portato al limite”.

Dopo il Senato, oggi le audizioni si tengono alla Camera dei Rappresentanti. Anche qui i tre cercheranno di convincere del loro impegno a costruire, prima di tutto, mezzi che consumano meno e a costi di produzione inferiori.

Per dare un segnale di buona volontà, sono arrivati a Washington in auto, dopo le critiche ricevute per avere usato jet privati per la precedente visita.

Ma non avranno vita facile. Bush, primo tra tutti, non è disposto a concedere un assegno in bianco e vuole garanzie ben precise.

A novembre le vendite, nel complesso, sono crollate del quaranta per cento. E, senza aiuti, General Motors sostiene di non farcela ad arrivare a gennaio.