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Schedatura del Dna, la Gran Bretagna condannata dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo

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Schedatura del Dna, la Gran Bretagna condannata dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo

Schedatura del Dna, la Gran Bretagna condannata dalla Corte europea dei diritti dell'Uomo
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La banca dati di impronte digitali e Dna britannica viola la privacy rischiando di porre sullo stesso piano colpevoli e innocenti. La Corte europea dei diritti umani ha condannato all’unanimità la Gran Bretagna, unico Paese in Europa a conservare illimitatamente il Dna e le impronte digitali di persone solo sospettate di reati. E quindi anche di persone che non sono state condannate, come i due cittadini britannici, tra cui una adolescente all’epoca del reato, che avevano portato il caso davanti all’Alta Corte. Il loro diritto alla vita privata e familiare è stato violato.

Il ministro dell’Interno britannico Jacqui Smith ha detto di essere “delusa” dalla sentenza perché la legge facilita la lotta contro la criminalità permettendo di identificare 3500 persone al mese. La Corte ha sottolineato che è “particolarmente preoccupante il rischio di stigmatizzazione” per le persone non condannate. La legge potrebbe fare giurisprudenza in altri Paesi europei come la Francia che conserva i dati degli indagati, ma non in tutti i casi di reato come in Gran Bretagna.