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L'Unione e il Tibet

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L'Unione e il Tibet

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Le immagini del marzo scorso hanno fatto il giro del mondo. Le manifestazioni di monaci tibetani a Lhassa degenerano in violenti scontri. Oltre duecento i morti per il governo del Tibet in esilio, 19 per Pechino. Immediata la condanna internazionale. L’eurodeputato tedesco Thomas Mann: “Penso che i cinesi debbano imparare dalle circostanze, la cosa più importante è rispettare la propria gente, altrimenti non c‘è possibilità per i cinesi di vivere senza conflitti, senza rivoluzioni, senza bombe. La via aperta dal Dalai LAma è la migliore che possiamo percorrere”.

Nicolas Sarkozy lascia intendere che non parteciperà alla cerimonia d’apertura dei giochi, per poi essere presente ai blocchi di partenza l’8 agosto. L’analista Jonathan Holslag dell’Institute of European Studies : “Se ci fosse una posizione europea forte, sostenuta dal Consiglio d’Europa, la Cina non accetterebbe di buon grado ma sarebbe costretta a negoziare. Il Dalai Lama è stato ricevuto anche dal presidente americano, non è stato semplice per Pechino accettarlo, ma in un certo modo si sono abituati”.

Nel 1950 l’esercito cinese entra in Tibet e incontra la resistenza delle truppe regolari del Tibet, mal equipaggiate e deboli. Nel corso degli anni le insurrezioni per l’indipendenza sono state messe a tacere. Oggi il Tibet fa sentire a tutto il mondo la sua voce. Alta.