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Il peggio deve ancora arrivare

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Il peggio deve ancora arrivare

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Lo chiamano il “Paese dei sorrisi”, ma per le migliaia di turisti bloccati negli scali tailandesi c‘è poco da stare allegri. Decisamente preoccupanti anche le conseguenze sull’economia siamese. La disorganizzazione e la semilatitanza delle autorità scoraggiano chi da giorni tenta di trovare un aereo e mettere fine a una vacanza da dimenticare. La parola ai turisti. “E’ il caos. Nessuno sa nulla per certo, dice una turista tedesca. Dobbiamo aspettare. E’ il terzo giorno che veniamo per acquistare un biglietto. Siamo ancora in lista d’attesa.” “Non c‘è nessuno in giro, le fa eco una cittadina ungherese. Non sappiamo quando ci sarà un volo. Niente da mangiare, cafè e ristoranti chiusi – è inaccettabile.”

Le autorità cercano di calmare le acque, consapevoli anche dell’interesse economico rappresentato dai turisti: quasi 15 milioni nel 2007. “Sono quasi tutti scontenti perchè non possono tornare a casa, dice Mongkol Nattaro, responsabile nazionale del settore. Ma cerchiamo di fare del nostro meglio per i turisti. Ci occupiamo del loro alloggio, dei pasti – almeno questo lo possiamo fare.”

Il turismo è vitale per la Tailandia. Lo tsunami nel 2005 aveva inferto un colpo durissimo ma il paese si era ripreso. Poi la crisi finanziaria mondiale; i recenti eventi rischiano di peggiorare ulteriormente la situazione.

Secondo fonti governative il turismo rappresenta il 6% del PIL tailandese. Già tra agosto 2007 e agosto 2008 si era registrato un calo del 33%. Per l’anno prossimo si prevede un meno 50%. Questo significa un milione di posti di lavoro in meno e una perdita di 85 miloni di dollari al giorno nel settore turistico in termini di import-export. I ritardi, infatti interessano non solo i passeggeri, ma anche le merci, in arrivo e in partenza dal Paese. E una disaffezione per il made in Thailand è da mettere in conto.

Qualche turista è tuttavia solidale con le sorti della sua destinazione preferita, come questo americano: “Mi dispiace per il Paese. Magari nessuno vorrà venirci piu’, e non sarebbe giusto… io spero che la gente tornerà in Tailandia.”