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Hillary Clinton, la scelta obbligata

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Hillary Clinton, la scelta obbligata

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Dovremo ormai abituarci a questa immagine. Il presidente eletto degli Stati Uniti e il nuovo Segretario di Stato americano in viaggio. Obama ha saputo ripagare il sostegno offerto, o meglio la non opposizione di Hillary Clinton durante l’ultima fase della campagna presidenziale. Un incarico di prestigio per una donna politica di lungo corso. “Penso che la persona che ricopre questo incarico oggi, cioè Hillary Clinton, sia il vicario della politica estera, dice l’analista politico Stephen Hess (Brookings Institution). Ci sono altri attori, e lei sarà una voce importante. Ma una volta che saranno prese le decisioni toccherà a lei metterle in pratica”.

Presidente e Segretario di Stato dovranno trovare una linea comune sui temi di politica estera sui quali erano emerse differenze nella corsa alla nomination democratica. Come ad esempio sull’Irak, dove Obama si è mostrato più deciso che la Clinton sul ritiro delle truppe.

Il futuro Segretario di Stato l’aveva ripetuto come una litania nell’ultimo anno: la sua conoscenza della politica estera si è costruita negli anni passati alla Casa Bianca. A fianco del marito e presidente Bill Clinton ha potuto seguire tutte le crisi e frequentare i capi di stato e di governo del mondo intero.

Bill è stato e continua a essere il suo punto forte e debole allo stesso tempo. Dopo aver lasciato la Casa Bianca l’ex presidente si è lanciato in numerose attività umanitarie internazionali e ha accumulato un cospicuo patrimonio. La nomina della moglie potrebbe creare qualche conflitto d’interesse. Anche se il marito oggi è pronto a tutto pur di favorire la carriera di Hillary. “Bill Clinton, dice Lanny Davis, ex consulente della Casa Bianca, farà tutto quello che gli verrà chiesto dal presidente eletto per sostenere la moglie”. Quindi anche rinunciare a un certo numero delle sue attività e restare nell’ombra della nuova leader della diplomazia americana.

La Clinton dovrà affrontare dossier delicati come l’Iraq, l’Iran, l’Afghanistan, la Russia, il Medio Oriente e la Cina, e dovrà cominciare a riconciliare gli europei con la politica estera di Washington.