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L'FBI a Mumbai dopo l'assalto terroristico

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L'FBI a Mumbai dopo l'assalto terroristico

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Gli uomini in nero dell’FBI sono in India per collaborare con i servizi di sicurezza locali dopo la carneficina di Mumbai. Secondo l’ultimo bilancio, 60 ore di combattimenti in vari punti della capitale economica dell’India hanno provocato almeno 183 morti, fra cui una trentina di stranieri e quasi 300 feriti.

Il ritorno alla calma ha dato il via alle polemiche interne e internazionali sui mandanti e sulle eventuali falle dell’intelligence indiana. Alcuni esponenti del governo, a livello nazionale e locale, hanno dato le dimissioni. Secondo la stampa indiana, i servizi segreti avevano ricevuto informazioni su possibili attentati a obiettivi turistici a Mumbai, ma il Consiglio per la sicurezza nazionale non avrebbe dato seguito alle segnalazioni. Fonti vicine all’inchiesta assicurano che tutti i terroristi rimasti uccisi negli scontri sono di nazionalità pakistana. L’unico catturato ancora vivo avrebbe detto di far parte del gruppo armato estremista islamico pakistano Lashkar-e-Taiba, alla cui guida ci sarebbe un ex ufficiale dell’esercito di Islamabad. New Dheli non ha accusato formalmente il Pakistan di aver ordito il complotto, ma ha espresso sconcerto per il fatto che gli estremisti abbiano potuto usare indisturbati il territorio pakistano per pianificare azioni contro l’India. I due paesi, entrambi potenze nucleari, hanno già combattuto tre guerre, arrivando sull’orlo di una quarta sette anni fa.