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Cuba: ancora teatro della rivalità Usa-Russia

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Cuba: ancora teatro della rivalità Usa-Russia

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L’ultima volta di un presidente russo a Cuba, nel 2000, quando Putin incontrava Castro. Ma era un momento di riavvicinamento russo-americano. L’anno dopo Mosca chiudeva una base spionistica dei tempi della Guerra Fredda che assicurava all’Avana un affitto di duecento milioni di dollari all’anno. I tempi cambiano ancora, e il nuovo capo del Cremlino vuole riannodare i legami con gli alleati del passato.

“Non è stato un semplice viaggio di piacere del Presidente russo col suo seguito di collaboratori e giornalisti, ha detto venerdi’ Medvedev. Questa è una decisione seria a carattere geopolitico. E intendiamo continuare le relazioni con l’America Latina e i paesi caraibici.”

Come dire: ricordiamo chi siamo in un continente che Washington considera tradizionalmente nella sua zona di influenza. A Cuba oggi si tratta di ritrovare quell’intesa venuta meno con la caduta dell’Unione Sovietica nel novantuno.

Quando nel 1959 Castro arriva al potere la sua è dapprincipio una rivoluzione nazionalista a cui poi imprime un orientamento filo sovietico, marxista e leninista. La crisi dei missili accelera l’avvicinamento a Mosca.

Nel 1962 Nikita Krusciov, deciso a dissuadere Washinghton dal piazzare missili in Turchia, installa testate nucleari sull’isola caraibica, a portata di tiro di Miami. E’ guerra fredda dichiarata. Per Washington è un’aggressione e una minaccia diretta agli Stati Uniti. Si evita di poco la terza guerra mondiale.

Quando l’estate scorsa si mormora di un dispiegamento di bombardieri strategici russi a Cuba si parla di una seconda crisi dei missili. Ma non è che sintomatico delle recenti tensioni tra Mosca e Washington in seguito al progetto americano di scudo antimissilistico da installare in Polonia e in Repubblica ceca.

Al di là degli interessi economici in gioco, soprattutto minerari e petroliferi, è in corso una prova di forza e di influenza, in cui rientrano le recenti manovre congiunte tra Russia e Venezuela nel Mar dei Caraibi. Un messaggio all’amministrazione americana: il Cremlino intende avere lo stesso peso in America Latina che la Casa Bianca cerca di imporre nell’ex spazio sovietico.