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La RAF, 30 anni di terrorismo rosso in Germania

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La RAF, 30 anni di terrorismo rosso in Germania

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E’ il giugno del 1972, la polizia tedesca arresta Andreas Baader e alcuni suoi compagni. Il gruppo armato noto come Rote Armee Fraktion ne risulta decapitato. Ma non è la fine del terrorismo rosso, in Germania. I militanti del partito armato, ispirato da una ideologia capace di mescolare maoismo e guerriglia urbana, continueranno a colpire.

Andreas Baader e Ulrike Meinhof, Jan Carl Raspe e Gurdrun Enssiln, sono la prima generazione di terroristi che finisce in carcere. Per loro si allestiscono prigioni ad alta sicurezza, dove le condizioni di detenzione sono durissime.

Così sono i clandestini della seconda generazione che li sostituiscono, dando origine a una ondata di assassini politici. Il più clamoroso è quello di Siegfried Buback, procuratore federale ucciso assieme alla sua scorta nel 1977.

Pochi mesi dopo tocca al presidente degli industriali, Hans Martin Schleyer, rapito con l’intenzione di farne un ostaggio da scambiare coi fondatori del movimento in carcere da cinque anni. Lo stesso obiettivo dietro il dirottamento di un aereo Lufthansa diretto in Somalia, una operazione compiuta con l’aiuto di un gruppo palestinese.

Ma nello stesso giorno in cui un blitz libera gli ostaggi, si diffonde la notizia della morte in cella di Baader, Ensslin e Raspem, ufficialmente suicidi. Ulrike Meinhof era stata trovata impiccata un anno prima. Nessuno tra i militanti crede alla versione delle autorità, e per rappresaglia i terroristi uccidono Schleyer. Il suo corpo viene ritrovato l’indomani a Molhouse, in Francia, nel portabagagli di un’auto.

L’azione porta la firma della seconda generazione di terroristi, come Christian Klar e Brigitte Monhaupt, condannati all’ergastolo per 9 omicidi. La Monhaupt, dopo essere stata definita la donna più pericolosa della Germania, e dopo 24 anni di prigione, esce nel 2007. Con l’uscita di Klar in cella resterà solo Birgit Hogefeld, esponente della cosiddetta terza generazione.

Nel 1998 il gruppo decide di sciogliersi, dopo essersi lasciato alle spalle il sangue di 34 assassinii ed aver continuato ad alimentare il dibattito sugli anni di piombo. Un dibattito che non cessa di suscitare curiosità, come testimonia il grande successo di un film dedicato alla banda. Uscito da pochi mesi è stato visto da 2 milioni di tedeschi.