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Jean-Jacques Dordain, direttore generale dell'Agenzia spaziale europea

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Jean-Jacques Dordain, direttore generale dell'Agenzia spaziale europea

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Jean-Jacques Dordain, direttore dell’Agenzia spaziale europea, ha incontrato euronews pochi giorni prima della riunione triennale dei ministri per gli affari spaziali dei diciotto paesi membri dell’Esa, una riunione che si tiene martedì e mercoledì prossimi all’Aja. All’ordine del giorno, l’approvazione del bilancio annuale dell’Agenzia, circa 3 miliardi di euro, e la politica spaziale europea per gli anni a venire.

euronews: Quali grandi programmi saranno discussi durante il vertice dell’Aja?

Jean-Jacques Dordain: Uno degli obiettivi essenziali della politica spaziale europea è di migliorare la qualità della vita sulla terra. I programmi al servizio dei cittadini comprendono, per il Consiglio ministeriale, il programma GMES, che prevede il monitoraggio della terra e della sua atmosfera, per gestire i problemi legati all’ambiente e alla sicurezza, diciamo alla sicurezza ambientale.
Il secondo programma che discuteremo sarà la terza generazione di satelliti in orbita geostazionaria per la rilevazione delle condizioni meteorologiche sul pianeta, mentre il terzo programma sarà l’evoluzione di Galileo.
Può sembrare strano pensare già all’evoluzione di Galileo, dal momento che questo programma non è ancora operativo, ma bisogna sempre prevedere come sarà la generazione successiva per migliorare i sistemi di localizzazione del traffico aereo, marittimo e stradale.
Poi c‘è tutta una categoria di programmi sul progresso scientifico e il raffinamento delle nostre conoscenze. Sono programmi di scienza dell’universo, per conoscere meglio i pianeti e l’universo stesso, l’interazione tra la terra e il sole. L’interesse di questi programmi non è solo teorico, dal momento che la terra non è un sistema isolato. Tutto quello che desideriamo apprendere sui pianeti e sull’universo, lo impariamo stando sulla terra.
Un altro tema è la competitività industriale. Il fatto che le aziende europee siano presenti sui mercati mondiali è un fatto importante perché produce ricchezza e occupazione. Per quanto riguarda la competitività delle imprese, il settore che ha le maggiori applicazioni commerciali è quello delle telecomunicazioni. Di conseguenza stiamo lavorando a una serie di miglioramenti tecnologici perché essere all’avanguardia nell’ambito delle telecomunicazioni può fare la differenza.
Infine, l’accesso allo spazio e l’esplorazione spaziale sono temi importanti che non possono prescindere dalla nostre attività. Senza l’accesso allo spazio nessuno sfruttamento delle risorse spaziali sarebbe possibile. Quando dico accesso, parlo di Ariane 5, e tra un anno sarà la volta di Soyuz e Vega, quindi avremo un sistema completo di lanciatori di cui dobbiamo assicurare l’utilizzo e il miglioramento costante. Poi c‘è l’esplorazione, che è materia di scienza, di tecnologia e quindi di competitività, ma è anche materia di sogno, e se dico sogno dico qualità della vita. Questo grande programma di esplorazione comprende l’esplorazione internazionale della luna, e poi di marte, in cui l’Europa deve avere un ruolo di primo piano.

euronews: Come contate di convincere i vostri interlocutori, su che cosa farete leva per ottenere i finanziamenti di cui avete bisogno per andare avanti?

Jean Jacques Dordain: Con finanziamenti ben più ridotti rispetto a quelli che vengono concessi altrove, in Europa riusciamo a essere all’avanguardia in diversi settori, nelle scienze così come nei sistemi di lancio, dove copriamo il 60% del mercato, ma anche in campo ambientale perché penso che l’Agenzia spaziale europea sia quella che si impegna di più al mondo per conoscere la terra e il suo ambiente. Se si pensa a tutto questo, non si può che investire nello spazio e nell’Esa. E poi sono investimenti per il futuro. So bene che oggi attraversiamo molte gravi difficoltà economiche, ma quando si finanziano le ricerche spaziali lo si fa su un periodo di dieci anni e queste decisioni devono quindi essere indipendenti dalle fluttuazioni annuali dell’economia. Tra dieci anni ritroveremo tutti i soldi che abbiamo investito oggi.

euronews: Come lei sa, spesso il cittadino europeo medio non capisce bene la ragioni di questi investimenti. Ricordo che una volta, in occasione di una conferenza a Edimburgo, abbiamo raccolto le opinioni di alcuni passanti e qualcuno ci ha detto: Lo spazio ci ha permesso di inventare il velcro, ma a che prezzo… Che cosa gli avrebbe risposto?

Jean Jacques Dordain: A volte sogno di interrompere il contatto con i satelliti, per un giorno solo all’anno, per dimostrare che ormai nessuno può più vivere senza lo spazio. Se non ci fossero i satelliti, anche solo per un giorno, nessun taxista riuscirebbe a spostarsi in Parigi, pochissimi aerei potrebbero viaggiare da un continente all’altro, non ci sarebbero previsioni meteo a cinque giorni, quindi sarebbe impossibile fare programmi per il fine settimana e gli agricoltori non saprebbero quando seminare i loro raccolti. E se quel giorno coincidesse magari con la finale dei mondiali di calcio, e nessuno potesse guardare in tv la diretta dell’incontro, allora credo che ci accorgeremmo che lo spazio contribuisce alla qualità della vita sulla terra.

euronews: E le nuove potenze spaziali, come India e Cina?

Jean Jacques Dordain: All’inizio la competizione era tra Stati Uniti e Unione sovietica. L’Europa è partita con una decina d’anni di ritardo. Ha recuperato lo svantaggio in materia di tecnologia e di scienza, ma non in materia di bilancio. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’emergere di grandi potenze spaziali come la Cina e l’India, ma anche il Giappone e il Brasile. La corsa allo spazio è divenuta talmente importante che nascono di continuo nuove potenze spaziali e un numero crescente di paesi beneficia dei nuovi strumenti a disposizione. Cooperazione internazionale non significa solo cooperare con le grandi potenze spaziali, e noi dell’Esa cooperiamo con il mondo intero, con tutte le potenze spaziali, ma significa anche cooperare con paesi che non dispongono dei mezzi sufficienti, come i paesi africani o quelli del Sud America o dell’Estremo Oriente. Pur senza avere i mezzi economici, quei paesi devono poter beneficiare delle risorse dello spazio, che sia per l’agricoltura, o per l’educazione o la telemedicina. Lo spazio è un vettore di sviluppo per quei paesi che non possono permettersi di partecipare alla corsa allo spazio.