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Imbarcazioni modificano rotte per timore pirateria

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Imbarcazioni modificano rotte per timore pirateria

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I pirati sono diventati troppo pericolosi, si cambia rotta. Le grandi compagnie internazionali di trasporti iniziano ad abbandonare il Golfo di Aden e il Canale di Suez. Dopo il clamoroso sequesto della superpetroliera Sirius Star, ora l’alternativa, anche se più costosa, è a sud: il Capo di Nuova Speranza.

Secondo gli esperti, per arginare un fenomeno che quest’anno, in quelle acque, ha già fatto registrare oltre sessanta sequestri, occorre un intervento a livello politico. “Il problema della pirateria – spiega il giornalista Jim Wilson – non si risolve in mare. Non ci sono abbastanza navi nel mondo per proteggere le imbarcazioni nel Golfo di Aden e al largo della costa africana. La soluzione deve arrivare a livello politico, sulla terraferma, in Somalia, tra i partiti in guerra. Senza la pace ci saranno sempre problemi in mare”.

La saudita Sirius Star trasportava greggio per un valore di oltre cento milioni di dollari. Assalita dai pirati lunedì con 25 ostaggi a bordo, sarebbe ancorata al largo del porto di Harardere, lungo la costa somala. Tra Golfo di Aden, acque somale e acque settentrionali del Kenya è avvenuto l’attacco, cioè al di fuori dall’area dove sono previsti gli interventi della Nato. L’Alleanza, inoltre, non ha il mandato per abbordare le navi che sono già state dirottate per liberare ostaggi.

Secondo il primo ministro somalo Nur Hassan Hussein, in gioco ci sarebbero altre organizzazioni. La pirateria somala non sarebbe l’unica ad essere coinvolta. In effetti, la capacità logistica dei pirati somali ha fatto un notevole salto di qualità negli ultimi mesi. Questo sconvolge i piani di lotta al fenomeno. E anche di questo dovrà tenere conto la missione dell’Unione europea, le cui navi da guerra dovrebbero giungere nell’area all’inizio di dicembre.