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Nino Burdjanadze, l'ex alleata che punta al posto di Saakashvili

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Nino Burdjanadze, l'ex alleata che punta al posto di Saakashvili

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Nonostante la affollata manifestazione dello scorso 7 novembre a Tiblisi ne abbia chiesto le dimissioni, il presidente georgiano Mikhail Saakashvili resta ancora al suo posto. Forse per questo Nino Burdzjanadze, ex alleata del capo dello stato e presidente del parlamento uscente, ha deciso di correre da sola, marcando la sua distanza tanto dall’opposizione quanto dallo stesso Saakashvili.

Burdjanadze: Il nostro governo e lo stesso presidente hanno certamente fatto delle cose buone, al di là di ogni dubbio. In questi quattro anni sono state approvate diverse riforme e si è dato inizio a numerose iniziative impossibili da immaginare solo quattro anni fa. Tutto questo è vero, ma allo stesso tempo è vero che abbiamo anche compiuto degli errori, in qualche caso anche gravi. Ad esempio, occorreva chiudere per tempo la fase della rivoluzione. Sono certa che che ciò ci avrebbe permesso di rafforzare la democrazia e le istituzioni, dare più forza al processo democratico, un fatto davvero importante…

euronews: Come?

Burdjanadze: Come? Primo rafforzando l’indipendenza dei media, secondo rafforzando l’indipendenza della magistratura, terzo rafforzando il decentramento dei poteri e l’autogoverno.

euronews: Cinque anni dopo la rivoluzione delle rose, passata al fianco di Saakashvili, la presidente uscente del parlamento ha cambiato idea. Secondo lei sulla leadership la Georgia deve continuare a rinnovarsi?

Burdjanadze: Il livello della democrazia nel nostro paese non è ancora soddisfacente. Ovvio che la Georgia sia più democratica che all’epoca dell’Urss, ma non è ancora l’esempio migliore, secondo me e secondo molti georgiani. Non voglio misurare il livello della democrazia paragonando il nostro paese ai paesi ex sovietici, ma voglio fare un parallelo tra la Gergia e i paesi baltici, la Polonia, la Repubblica Ceca. Per noi è importante far capire che alla Georgia servono istituzioni forti e autorevoli, non solo leader…

euronews: Rieletto con percentuali da paese totalitario, Saakhasvili conta ancora su una straordinaria popolarità. La sua immagine di uomo dell’occidente crea problemi all’opposizione, che vorrebbe farlo cadere, ma senza fare il gioco della Russia…

Burdjanadze: I georgiani sono uniti davanti all’aggressione russa. La gente si è stretta attorno al presidente quando la Russia ha provato a cambiare il regime, perchè non è alla Russia che spetta decidere chi debba essere il presidente del nostro paese, E’ una scelta che appartiene solo ai georgiani, quella di stabilire chi debba parlare a loro nome. Non spetta né alla Russia né a nessun altro.

euronews: Risalgono all’aprile scorso gli accordi diretti tra la Russia e le due regioni separatiste. Una sorta di prologo di quello che sarebbe accaduto in seguito. Secondo lei è la prova che si stava tendendo una trappola che Tiblisi non ha saputo evitare?

Burdjanadze: La Russia ha precostituito gli elementi della provocazione; il suo tentativo è apparso sufficientemente esplicito. Ad aprile, quando Mosca con un atto illegale creò un canale diretto per le relazioni con Abkhazia e Ossezia del Sud, una decisione presa dall’allora presidente Putin, il tentativo emerse ancora più chiaramente. Altrettanto chiaro fu in agosto, quando la Russia cercò invano un pretesto in Abkhazia, o quando si aprì il fuoco sui villaggi georgiani cercando di coinvolgere Tiblisi. Così facendo hanno costruito una trappola… ecco perché sono critica. Il mio scetticismo è basato su ciò. Una delle mie domande al presidente era questa: sarebbe stato possibile evitare questa trappola? Inutile aggiungere che non ho mai ricevuto risposta…

euronews: Sulla gestione della crisi lei prende le distanze dal presidente in carica, senza però voler apparire troppo indulgente con la Russia…

Burdjanadze: La Russia ha mandato armi in un paese sovrano, violandone le frontiere e la integrità territoriale, nonostante si tratti di un paese rappresentato alle Nazioni Unite. Se Mosca avesse voluto proteggere i cittadini dell’Ossezia rispettando gli obblighi che le derivano dall’essere il paese dei caschi blu, allora avrebbe dovuto far intervenire l’Onu, e non agire da sola…

euronews: Solo il Nicaragua, oltre alla Russia, ha riconosciuto l’indipendenza di Abkhazia e Sud Ossezia. Che ne pensa dell’ipotesi di isolare Mosca sul piano internazionale?

Burdjanadze: Personalmente non credo che isolare internazionalmente la Russia porti a risultati positivi. Non sono per innalzare una nuova cortina di ferro. Detto questo è però vero che stiamo lavorando affinché le reazioni di tanti paesi siano più nette, dato che è così chiaro che la responsabilità della crisi è della Russia che ha aggredito la Georgia. In ogni caso un isolamento totale della Russia sarebbe però controproducente. Semmai bisogna spingerla a attuare gli accordi che ha firmato, intendo l’accordo mediato da Sarkozy. E’ importante fare pressioni sulla Russia affinché partecipi alle trattative internazionali e non le paralizzi, come invece ha fatto a Ginevra fino ad adesso. E’ importante che i paesi che hanno ancora una certa influenza su Mosca la esercitino per convincerla a tornare ai negoziati e con atteggiamenti costruttivi.

Nino Burdjanadze si prepara ora a una nuova fase della sua carriera politica. Dopo aver fondato il Movimento democratico Georgia unita, ispirato ai conservatori britannici, l’ex alleata di Saakasvhili potrebbe presto correre per prenderne il posto.