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Shevardnaze: La Georgia può operare per la stabilità nel Caucaso

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Shevardnaze: La Georgia può operare per la stabilità nel Caucaso

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Ex presidente della Georgia, e prima ancora ministro degli esteri sovietico ai tempi della perestroica, Edward Shevardnadze è noto con il soprannome di “Volpe bianca del Caucaso” per la sua astuzia di politico navigato. Costretto a lasciare la guida del suo paese nel novembre 2003, in seguito alla rivoluzione delle rose, Shevardnadze è convinto che la Georgia possa trarre vantaggio dalla prossimità con la Russia.

Euronews: Benvenuto a Euronews. Prima di tutto, qual‘è il suo giudizio sulla situazione attuale nel Caucaso meridionale?

Eduard Shevardnadze: In territorio georgiano passano oleodotti e gasdotti provenienti dall’Azerbaijan e diretti verso l’Europa. La Georgia ha dunque una funzione strategica. E forse si può dire la stessa cosa per il progetto del gasdotto Nabucco, dal momento che collega il Mar Caspio, la Georgia e l’Azerbaijan. Le cose sono state pianificate in questo modo, ma non sappiamo ancora a quali risultati porteranno. In secondo luogo, la Georgia è stata una colonia russa per 200 anni, un periodo sufficientemente lungo perché Mosca si innamorasse del nostro paese.

Euronews: Secondo lei perché la Russia ha voluto riconoscere l’indipendenza di due repubbliche georgiane?

Shevardnadze: Se vogliamo essere obiettivi, dobbiamo ammettere che i russi hanno interessi specifici in Abkhazia. Hanno bisogno di un accesso al Mar Nero. Quando la Crimea apparteneva alla Russia, e poi all’Unione sovietica, prima che Khrushov la cedesse all’Ucraina, i russi non avevano problemi a raggiungere il Mar Nero. Potevano scegliere tra Odessa, Simféropol, Ilicevsk, Sebastopoli. Oggi tutte queste località appartengono all’Ucraina e non più alla Russia. Non c‘è alcuna logica in alcune di queste scelte politiche. I russi non hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo, ma hanno riconosciuto quella di Abkhazia e Ossezia del sud. Se l’Abkhazia, che ha un territorio minuscolo, può diventare uno stato indipendente, perché lo stesso non deve valere per la Cecenia, la Basckiria, l’Inguscézia, il Tatarastan, il Daghestan? La Russia ha creato un precedente molto pericoloso per sé stessa.

Euronews: Quindi, lei pensa che a bloccare i paesi europei sia la dipendenza dalle forniture energetiche…

Shevardnadze: Non ci troverei niente di strano se fosse così, dal momento che i paesi europei non hanno abbastanza risorse energetiche per fare a meno della Russia, mantenendo le condizioni di vita attuali. La posizione dell’Unione europea è condizionata dal fatto che anche la Georgia era ed è sostenuta dagli Stati Uniti.

Euronews: Gli Stati Uniti cercano di limitare la partecipazione della Russia alla catena di approvvigionamento energetico dell’Unione europea. Non crede?

Shevardnadze: Ci deve essere un altro fornitore. In Azerbaijan ci sono riserve di petrolio e di gas naturale, ma non sono sufficienti per l’Europa. E’ la Russia a possedere la quantità maggiore di risorse e a produrre la maggior parte delle forniture destinate al mercato europeo.

Euronews: Come pensa che il governo georgiano abbia gestito la crisi dell’estate scorsa nel Caucaso?

Shevardnadze: Ovviamente in quel caso ci fu un’aggressione. Ma è importante sapere chi fece il primo passo. Gli Stati Uniti sostengono di aver diffidato il presidente georgiano dall’entrare a Tskhinvali, penso siano stati Condoleezza Rice, o Friedman. Forse l’occupazione russa della Georgia sarebbe avvenuta lo stesso, ma noi abbiamo offerto un pretesto. Per quanto ne so, anche se non sono in contatto con il governo di Tbilisi, Mosca lasciò intendere ai georgiani che non c’erano truppe russe a Tskinvali e nel tunnel di Rokski, che collega Ossezia del Nord e Ossezia del Sud.

Euronews: Nel mese di agosto, lei ha dichiarato che la Georgia può giocare un ruolo come fattore di stabilità tra la Russia e l’Occidente, in virtù della sua collocazione geografica.

Shevardnadze: La Georgia può essere neutrale oppure schierarsi, ma avrà sempre un ruolo che dipende dalle sue caratteristiche geo-politiche. Non subito, ma in futuro potrà essere una sorta di intermediario.

Euronews: Era questa l’idea della Georgia del presidente Shevardnadze?

Shevardnadze: La prima volta che la Georgia chiese di entrare nella Nato fu durante la mia presidenza. Ma c’era una differenza rispetto ad oggi: all’epoca avevamo ottimi rapporti con gli Stati Uniti, che ci aiutavano economicamente, materialmente e moralmente. Al tempo stesso, avevamo relazioni amichevoli con la Russia. Putin e io eravamo praticamente amici, in quel periodo. E Putin aiutò la Georgia a risolvere diversi problemi. Quando si è in relazione con entrambi i paesi e si cerca di salvaguardare questo equilibrio, per la Georgia si aprono delle opportunità. Quando gli Stati Uniti decisero di aiutarci a formare un esercito, crearono a loro spese un campo di addestramento e ben diciannove famosi specialisti vennero in Georgia a questo scopo. Fui il primo a comunicarlo a Putin e gli assicurai che, nonostante l’aiuto che ci fornivano gli americani, non ci sarebbe mai stata una base militare statunitense in Georgia.

Euronews: Da un lato, lei dice che la Russia ha fatto molti errori, dall’altro afferma di essere amico di Putin e che la Georgia deve giocare un ruolo come membro della Nato, ma al tempo stesso come fattore di stabilità…

Shevardnadze: Oggi la Russia rappresenta il nostro vicino più importante e dispone di enormi risorse, quindi l’obiettivo della politica e l’arte della diplomazia consistono nel trovare un punto di contatto con la Russia, a dispetto di quel che è accaduto. Se fossi io il presidente, terrei aperti i canali diplomatici.