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Dopo la sconfitta, l'esame di coscienza dei repubblicani

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Dopo la sconfitta, l'esame di coscienza dei repubblicani

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Mentre i democratici progettano il futuro dell’America, il Partito Repubblicano fa i conti con la doppia sconfitta alla Casa Bianca e al Congresso. Dal 1968 il partito dell’elefante aveva vinto sette elezioni presidenziali su dieci, dominando al Campidoglio.

La sconfitta di John McCain è stato un campanello d’allarme: i repubblicani hanno perso senatori in stati come il Colorado, la Virginia, l’Ohio, e la Pennsylvania, stati che tra l’altro hanno cambiato colore passando al blu dei democratici.

Secondo diversi osservatori si è commesso l’errore di ignorare i mutamenti demografici in questi stati, soprattutto il peso crescente assunto dagli ispanici e dai cittadini single presso l’elettorato tradizionale. “I Repubblicani, dice l’analista Allan Lichtman, debbono trovare il modo di diversificarsi. Hanno contato essenzialmente su una base bianca e protestante, ma tale base si va riducendo, e il paese è sempre piu’ eterogeneo.”

Dopo otto anni di Bush alla Casa Bianca, i conservatori sono divisi. Alcuni spingono per un ritorno al credo reaganiano del “meno stato e piu’ libertà”, altri sposano la tesi neo-conservatrice che a nome della sicurezza ha imposto il governo. E prende piede il “conservatorismo sociale” alla Palin, tutto valori tradizionali e religiosi.

Fra i membri del Congresso di fede repubblicana c‘è chi vorrebbe riposizionare il partito a destra, e chi invece propone, pragmaticamente, di offrire collaborazione ai democratici. C‘è poi la questione della leadership: la sconfitta di McCain ha mostrato che quel modo di fare politica ha fatto il suo tempo. Un approccio piu’ diretto, piu’ pragmatico, potrebbe essere il futuro del Grand Old Party.

“Sarah Palin, continua l’analista, potrebbe assumere il ruolo di leader nel Partito Repubblicano perché è donna, e pare ventilare la possibilità di allargare la base; certo dovrebbe cambiare stile, sinora attira solo i voti della base repubblicana.”

Per ora la Palin è tornata al suo lavoro di governatore dell’Alaska; ci penserà su, dice di volersi occupare un po’ dei figli, ma non scarta la possibilità di tornare, nel 2012i, a calcare la piu’ prestigiosa ribalta politica.