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Il voto dei latinos

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Il voto dei latinos

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Una potenza elettorale che vale nove milioni di voti: gli ispanici. Pur rappresentando solo il 9% dell’elettorato Usa, dal momento che si concentrano in alcuni stati chiave, assicurarsi il loro voto potrebbe essere decisivo.

Las Vegas, nel Nevada, uno degli stati in bilico, insieme a Colorado e Nuovo Messico. Qui la comunità latina rappresenta il 12% degli aventi diritto. Alle scorse elezioni il 40% aveva votato per Bush, un record per i repubblicani. Stavolta sarà difficile ripetere l’exploit.

I due candidati hanno insistentemente corteggiato i latinos, sono ricorsi a migliaia di volontari per assicurarsene il voto, come i sindacalisti degli addetti alla ristorazione del Nevada.

Barack Obama si è rivolto ai latinos direttamente in spagnolo.

Anche per la popolazione ispanica l’economia è la principale causa di preoccupazione, come conferma un ristoratore di Las Vegas. “L’economia sta uccidendo la gente: la benzina è troppo cara, e la vita costa cinque, dieci, venti volte di piu’ che in passato.”

Gli ispanici sono particolarmente interessati dalla crisi finaziaria: il 7,8% della comunità è disoccupato, e il 29% dei famigerati mutui subprime sono stati venduti a famiglie di latinos.

In questa zona abitata dalla classe media, a Laredo, in Texas, la crisi è ben presente. “I prezzi salgono e sono in tanti ad aver perso la casa dalle nostre parti, almeno il 10%, forse di piu’, dice questo proprietario. Per me le cose non è che vadano benissimo, cerco di pagare le rate, e di sopravvivere.”

Economia a parte, è l’immigrazione la questione che piu’ tocca gli ispanici. Di dodici milioni di clandestini, la metà sono messicani. Bush ne aveva proposto la regolarizzazione ma la riforma è stata bocciata due volte dall’ala piu’ oltranzista dei repubblicani al Congresso.

Alle primarie entrambi i candidati hanno parlato di rilanciare la legge ma poi la questione si è persa per strada; tutti e due restano a favore del rafforzamento della frontiera tra Usa e Messico.