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Eutanasia: una malata britannica non ottiene risposte dall'Alta Corte

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Eutanasia: una malata britannica non ottiene risposte dall'Alta Corte

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Stato ed eutanasia. Un nuovo caso mette in evidenza i vuoti legislativi in alcuni Paesi europei. Nel Regno Unito Debbie Purdy, 45 anni, malata di sclerosi multipla, ha perso la battaglia affinchè l’Alta Corte chiarisse i rischi penali per il marito che l’accompagnerebbe in Svizzera, nella clinica Dignitas, a Forch, per un suicidio assistito:

“Non sappiamo ancora se siamo nella legalità o meno. Non posso permettere che Omar infranga le legge e rischi di finire in carcere”.

La suprema istanza britannica ha ritenuto che fare chiarezza in merito spetti al Parlamento. Per il suicidio assistito la legge britannica prevede pene fino a 14 anni.

In Italia il dibattito sull’eutanasia, sul diritto a rifiutare cure mediche e sulla definizione stessa di accanimento terapeutico resta aperto. Continua a far dioscutere il caso di Eluana, in coma irreversibile da 16 anni e per la quale il padre chiede la sospensione dei trattamenti.

In Francia, dopo il caso di Vincent Humbert, “aiutato” a morire dai familiari, il Parlamento ha elaborato il concetto di diritto a lasciar morire. Ma dare assistenza ad un suicida resta un reato. Come nella maggior parte dei Paesi europei. Fra le eccezioni Olanda e Svizzera.