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Tutti contro Palin, anche i repubblicani

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Tutti contro Palin, anche i repubblicani

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Ha addosso gli occhi di tutti: compagni di partito, avversari, opinione pubblica. A meno di due settimane dalle presidenziali americane, Sarah Palin occupa stabilmente il centro della scena politica. Attira l’attenzione, il candidato repubblicano alla vicepresidenza. Di lei si parla e si scrive molto, spesso male. L’ultima polemica riguarda il suo guardaroba: in campagna elettorale avrebbe speso, solo in vestiti, 116 mila euro. Soldi non suoi ma del partito.

Poi ci sono le inchieste: venerdí Palin renderà una dichiarazione spontanea nell’ambito del “troopergate”, lo scandalo scaturito dall’accusa nei suoi confronti di abuso di potere. Avrebbe fatto pressioni per ottenere le dimissioni del capo della sicurezza pubblica dell’Alaska, colpevole di non aver preso provvedimenti contro un suo sottoposto, Mike Wooden, ex cognato di Palin.

E poi i sondaggi: per il 55% degli americani non è adatta al ruolo per cui si è candidata. Per un crescente numero di repubblicani è stata una scelta sbagliata. Lei nega di non avere esperienza internazionale: i suo avversari le fanno notare che aver ottenuto il passaporto per il primo viaggio fuori dall’Alaska solo lo scorso anno non è un bel biglietto da visita. In compenso la vendita delle bambole-Palin, procede a meraviglia. Sono elegantissime.