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Grecia: la controversa (ma necessaria) riforma pensionistica

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Grecia: la controversa (ma necessaria) riforma pensionistica

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“Stavolta la legge non passa” si leggeva sugli striscioni dei manifestanti il 20 marzo scorso davanti al parlamento di Atene. Protestavano contro la riforma delle pensioni votata quel giorno dalla maggioranza conservatrice (l’opposizione socialista aveva preferito astenersi).

Il primo ministro greco, il conservatore Karamanlis, che già aveva promesso una serie di riforme sin dalla sua prima elezione nel 2004, ha avviato quella delle pensioni dopo la rielezione nel settembre 2007.

Il settore era sull’orlo del tracollo: la Grecia contava oltre 130 casse pensionistiche, la riforma le ha ridotte a 13.

Il nuovo regime pensionistico prevede l’obbligo di versare i contributi per trentasette anni, e incentivi per chi sceglie di lavorare oltre l’età minima richiesta per il pensionamento, che qui è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne.

In Grecia il tasso di natalità è leggermente cresciuto, con 1,41 neonati per donna, ma anche la speranza di vita è notevolmente aumentata, raggiungendo i 77 anni per gli uomini e gli 82 per le donne.

Gli esperti ricordano che senza la riforma il sistema pensionistico registrerà un deficit di 4000 miliardi di euro, quasi il doppio del Prodotto Interno Lordo del Paese.

Le piu’ colpite dalla riforma sono le donne, che perdono numerose facilitazioni al prepensionamento.

La Grecia registra un PIL nella media europea, di poco superiore ai 18mila euro annui. I sindacati fanno pero’ notare che un greco su cinque vive al di sotto della soglia di povertà, con meno di cinquemila euro all’anno.

Anche il settore del trasporto aereo è in subbuglio in Grecia. Quasi ogni settimana gli addetti della Olympica Airways scendono in piazza. Ottomila posti di lavoro sono in pericolo se la compagnia di bandiera verrà privatizzata.

Alla fine del 2007 la società aveva accumulato debiti per circa due miliardi di euro.