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L'Azerbaijan va alle urne mercoledì, elezioni dal risultato scontato

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L'Azerbaijan va alle urne mercoledì, elezioni dal risultato scontato

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Non ci sono candidati dell’opposizione, ma un solo grande burattinaio: Ilham Aliyev, in carica dal 2003, quando prese il timone dal padre, Haydar Aliyev, una vera dinastia al potere, incontrastata. Eppure non ci sono sanzioni, poco o niente osservatori internazionali, nessun caso Bielorussia all’orizzonte. Una dittatura che passa sotto silenzio dietro la cortina fumogena dell’economia.

Situato in posizione strategica sul mar Caspio e dotato di considerevoli giacimenti energetici, l’Azerbaijan ha visto una crescita spettacolare, e goduto di una relativa pace, turbata dai problemi con l’enclave del Nagorno Karabak, che l’Armenia reclama.

Il presidente ha vita facile a promettere il raddoppio del prodotto interno lordo per abitante in tre anni, oggi a 4000 dollari, un record per la regione. La domanda è: saprà redistribuirlo?

“Spero di si”, dice questo dentista, che sostiene il presidente Aliyev e dice che lo voterà.

La famiglia Aliyev come un clan ha tentacoli in tutte le attività del paese, lasciando nella povertà la maggior parte della popolazione. La corruzione è la norma (il paese è al 158 posto su 180 secondo Transparency international).

“E’ una commedia perchè le autorità scimmiottano il processo elettorale con alcuni osservatori che prendono parte al gioco e fingono che si tratti di vere elezioni”, dice un capo dell’opposizione.

L’opposizione che non può partecipare alle elezioni denuncia la mancanza di attenzione sul piano internazionale rispetto ad altre democrazie in pericolo.

“Perchè esiste una posizione di principio per le elezioni in Zimbabwe o per le sorti della democrazia in Pakistan? Perchè non si sbandierano gli stessi principi per l’Azerbaijan, che è più vicino all’Europa e vuole entrare nella Nato?”

Possibili risposte: l’Azerbaijan è riuscito a mantenere relazioni misurate con Russia, Georgia e Stati Uniti: l’Azerbaijan possiede gas e petrolio ai quali tutti Europa compresa sono interessati, e un corridoio per gli oleodotti senza passare per i robinetti russi.